Il vescovo Camisasca
Il vescovo Camisasca

Reggio Emilia, 9 settembre 2019 - Come salvare le parrocchie e le piccole chiese di montagna, se continuano a calare i preti? L’idea, in un qualche modo rivoluzionaria, parte da un luogo inaspettato: il pulpito della basilica della Ghiara, nel giorno dell’apertura dell’anno pastorale. E a pronunciarla è il vescovo Massimo Camisasca. « Là dove è possibile, ogni piccola comunità radunata attorno a una chiesa che non può essere servita dalla presenza stabile di un presbitero, possa trovare in un uomo o una donna laici, in una persona consacrata o in un diacono permanente, oppure in lettori, accoliti o ministri straordinari della Santa Comunione, un punto di riferimento stabile per la cura di quella comunità».

Poche parole che potrebbero, se finalizzate in qualcosa di concreto, rappresentare un punto di svolta nella storia della chiesa reggiana. E letteramente salvaguardare alcune parrocchie in dismissione, così come altrettante chiese a rischio abbandono. Una manovra di salvataggio coraggiosa, persino azzardata. Tanto che Camisasca stesso precisa subito dopo: «Non voglio in nessun modo favorire la nascita di conflitti di potere, ma, all’opposto, trovare le vie per una più grande comunione. Questi laici o diaconi non devono in alcun modo diventare o concepirsi come dei ‘piccoli preti’». Le millenarie leggi della Chiesa vanno rispettate e difese. Ma un modo c’è, secondo Camisasca, per far fronte almeno ad una delle conseguenze concrete del crollo della vocazione sacerdotale.

E specifica già una lista di attività (alcune ad oggi esclusive dei parroci) che potrebbero essere assolte da queste figure laiche: « La cura della chiesa parrocchiale e dei locali ad essa collegati, la guida di momenti di preghiera infrasettimanali, la raccolta di domande, proposte, osservazioni da portare ai presbiteri, il coordinamento della catechesi o di attività dell’oratorio, là dove fossero presenti…». Il tutto coordinato dagli organismi diocesani. E saranno sempre questi ultimi a « precisare le modalità di designazione. Saranno necessari certamente dei corsi di “formazione essenziale”, presso la nostra scuola diocesana di teologia, per ricevere dal vescovo l’incarico che avrà una durata a termine, rinnovabile».

Camisasca ha poi concluso la sua omelia tornando sul tema del celibato che «non nasce né da una disistima della donna, né da una considerazione della vocazione famigliare come scelta di secondo piano, né tanto meno dalla rinuncia alla maturità affettiva. Essa è piuttosto una strada di educazione della nostra povera umanità ad entrare nella luminosità di un’esistenza interamente donata».