Gennaro Ferrara
Gennaro Ferrara

Reggio Emilia, 26 novembre 2020 - "Non si può passare dalla stagione degli eroi a quella delle minacce". Così si era detto, ormai quasi due settimane fa, al presidio sindacale davanti all’ospedale Santa Maria Nuova. Una manifestazione per appellarsi anche e soprattutto alla cittadinanza, perché rispettino le misure di contenimento dei contagi, che prevedevano proprio quel giorno il passaggio in zona arancione. "Anche se personalmente, penso non ci sia colore che tenga", commenta Gennaro Ferrara, responsabile sanità e segretario Cisl Fp.

Ferrara, quanti operatori sanitari finora sono stati contagiati dal virus?
"Circa 300 persone. Attenzione però, parliamo di dipendenti dell’Ausl: il che comprende sia il personale amministrativo e tecnico sia gli operatori sanitari. Va da sé comunque che i secondi, essendo come si suol dire in prima linea, rappresentino la maggior parte dei contagiati perché più esposti".

Secondo lei la misura della ‘zona arancione’ ha sortito qualche effetto?
"C’è ancora troppa gente che, forse lasciandosi prendere dal sentimentalismo, ragiona a mio avviso nell’ordine del: "Tanto adesso finisce tutto". Questo è un approccio che va assolutamente cambiato".

In che modo?
"Il concetto è che bisogna cambiare atteggiamento nei confronti non delle persone, ma di un virus che è infimo e invisibile. Solo delle corrette abitudini possono frenarlo. Vedo e sento in giro atteggiamenti ben diversi, per esempio il fatto di definirsi ‘congiunti’ anche se non si abita insieme, per quanto ci sia una relazione di parentela. Così ci prendiamo in giro da soli: non sono l’amicizia o l’affetto a creare automaticamente una barriera contro il virus".

Può descrivere il livello di stress a cui oggi è sottoposto chi lavora nella sanità?
"Il personale è stanco e sta combattendo, in questa seconda ondata, una guerra che sarà ancora più lunga della prima, per quanto sia adesso più preparato. Fin dall’inizio dell’emergenza si sono trovati ad affrontare un virus sconosciuto ed è stata una corsa, tutti insieme con anche la popolazione, per sconfiggere un nemico comune. Poi a giugno è stata una ‘tana libera tutti’ per i cittadini, ma non certo per i lavoratori della sanità. Infine, adesso, con la seconda ondata che avanza in modo più graduale rispetto alla prima, diventa difficile vedere la luce in fondo al tunnel".

Ci sono stati episodi di maltrattamenti o inciviltà nei confronti degli operatori?
"Non ho ricevuto nessuna segnalazione di questo tipo da parte delle Rsu, su Reggio il vero pericolo di oggi è la stanchezza e la tristezza che ogni giorno questi lavoratori provano. Un giorno parli normalmente a un paziente e quello dopo lo devi intubare: psicologicamente è una situazione pesantissima. I negazionisti urlano alla privazione della libertà, ma questo avviene finché quelle immagini rimangono alla televisione e non diventano un problema tuo. Tra l’altro, le dirò, l’unica preoccupazione degli operatori sanitari è quella di arrivare alla saturazione delle strutture ospedaliere e trovarsi impotenti di fronte all’avanzamento dell’epidemia".