Un artigiano al lavoro nella sua officina
Un artigiano al lavoro nella sua officina

Reggio Emilia, 1 giugno 2020 - Dopo gli impressionanti numeri della cassa integrazione ordinaria richiesta dalle aziende reggiane nel primo quadrimestre dell’anno (11mila ore contro le 2mila dell’anno passato), ecco i dati estrapolati da Confartigianato sulla moria di piccole realtà nella nostra provincia.

Sono nate la metà delle imprese rispetto all‘anno scorso e ne moriranno sempre di più. Un marzo e aprile da profondo rosso, con un calo del 51,4% sul 2019. È quanto emerge da un’indagine di Lapam Confartigianato sulla demografia delle aziende a Reggio. Gli effetti della crisi dettata dalla pandemia si stanno facendo sentire pesantemente. La nostra provincia è al quarto posto in regione per il calo di iscrizioni che sono scese del 41,2% a marzo e del 65,4% ad aprile con una media bimestrale del 51,4%, superiore alla media dell’Emilia-Romagna del 49,1%. Peggio è andata solo a Piacenza (prima addirittura in Italia) con un calo complessivo del 65,2%, poi a ruota Modena e Parma.

Nel dettaglio a Reggio si sono registrate 211 iscrizioni a marzo e appena 90 ad aprile, un totale di 301 contro le 619 dello scorso anno. Un allarme che suona soprattutto alla voce investimenti che sono previsti in discesa del 13,1% nella nostra regione. In calo, in particolare nella nostra città, anche le cessazioni. "Sulle dinamiche demografiche d’impresa influiscono – fa sapere Lapam in una nota – oltre ai fattori economici determinati dalla crisi Covid19, le limitazioni delle attività e dell’accesso agli sportelli del registro imprese, la posticipata chiusura di imprese in vista di annunciati contributi per le perdite e le cessazioni d’ufficio".

L’analisi dell’ufficio studi poi si sofferma nelle categorie e nei settori per cogliere quali siano quelli maggiormente colpiti da questo calo di nuove iscrizioni. "Il dato più significativo e preoccupante – spiega il presidente Lapam Confartigianato Reggio, Ivo Biagini – è quello relativo alle attività manifatturiere che tra marzo e aprile scorso hanno registrato un calo di nuove iscrizioni del 56,3% rispetto al 2019. Molto pesante anche il calo delle costruzioni, a picco per il 62,6% a dimostrazione di una situazione del settore molto pesante".



Il record negativo del meno 65% però appartiene al turismo che ne ha risentito maggiormente. "Il dato peggiore è però nelle agenzie viaggio e servizi di noleggio e supporto alle imprese – conclude Biagini – Mentre scendono anche gli altri servizi con un -63,6%. Poi ci sono ancora altre attività che sono calate nelle nuove iscrizioni nel nostro territorio provinciale di oltre il 50% ossìa le attività sportive, ricreative e di intrattenimento (-60%). E di conseguenza quelle di alloggio e ristorazione (-50%)".