Febbre nei bambini
Febbre nei bambini

Reggio Emilia, 14 gennaio 2021 - A volerlo trovare, un risvolto positivo delle numerose restrizioni e precauzioni che da un anno ormai governano la nostra vita è la quasi assenza di virus influenzali. In generale, di moltissime altre para-influenze e malattie che in questo periodo colpiscono di più, sia gli adulti che i bambini. "Come ci aspettavamo dopo aver visto i dati dell’emisfero australe, l’influenza è calata di circa il 70-80% rispetto al solito" commenta Alessandro Volta, responsabile programma materno-infantile Ausl Reggio, prima di un approfondimento sulla situazione che interessa i più piccoli e i giovani a questo punto dell’emergenza.

Dottor Volta, quanto sono servite le precauzioni anti-Covid per ridurre la circolazione di altri virus tra ragazzi e bambini?
"Col fatto che le superiori sono state chiuse e i più giovani frequentano la scuola in condizioni che potremmo definire anomale, non si vedono neanche le epidemie di varicelle, streptococco, otiti. E’ calato tutto, anche i pediatri di famiglia lo confermano. Lo stesso vale per le para-influenze, cioè altri virus respiratori oltre a quelli influenzali tanti altri virus che colpiscono i bambini".

In che misura?
"Consideri che i bambini dagli 0 agli 8 anni non presentano mai molti casi di influenza stagionale, tant’è vero che non vengono vaccinati a meno che non abbiano malattie croniche. Inoltre circa due terzi delle infezioni di solito non sono date da influenza stagionale. Più un bambino è piccolo più è a contatto con virus nuovi: la maggior parte ha fino a otto episodi infettivi all’anno, soprattutto in inverno. Possiamo dire, sotto questo aspetto, che per l’infanzia è stato un anno favorevole".

Covid compreso?
"I bambini affrontano l’infezione da Covid in una forma ancora più attenuata che per l’influenza. Il dato nazionale dice che il 75% dei bambini positivi è asintomatico o con sintomi fugaci, oltre al fatto che i bambini che hanno bisogno di essere ospedalizzati sono meno dell’1%. C’è la percezione, e questo riguarda anche i ragazzi delle superiori, che l’infanzia sia un serbatoio del virus ma non è vero".

Si riferisce alla ripartenza delle scuole, già rimandata due volte?
"Molti sono convinti che sia giusto che la scuola sia chiusa, ma i dati dell’Iss dicono chiaramente che la scuola non incide sulla pandemia, solo il 2% dei contagi è portato da focolai scolastici. Certo c’è il problema dei trasporti, senza dubbio, ma stiamo creando danni ai bambini e i ragazzi che vanno ben oltre quelli del Covid".

Psicologici?
"Esatto. Sia la Società Italiana di Pediatria che l’Ordine dei Pediatri ritengono che ci saranno conseguenze consistenti sul ritardo cognitivo, amplificato in soggetti con famiglie fragili o predisposti a comportamenti antisociali. E’ un anno ormai che si sta andando avanti così, la didattica a distanza è poco efficace e, anche se vogliamo farla diventare un’alternativa, comunque non si può chiamare scuola. Non a caso è stata inventata per gli adulti. Anche riguardo disturbi depressivi, d’ansia e di comportamento, penso che negli ultimi giorni le maxi risse in alcune città siano un chiaro segnale d’allarme".