Reggio Emilia, 10 giugno 2018 - "O mi dai i soldi o racconto ai carabinieri che mi hai violentata". Una ricattatrice di lungo corso a soli 18 anni, la giovane di Reggio Emilia che ha fatto passare dei momentacci a un ristoratore riminese. Il quale, dopo avere pagato per paura che nessuno credesse alla sua innocenza, all’ennesima richeista di denaro è stato lui ad andare in caserma. I militari hanno teso una trappola alla ricattatrice, per la quale il pubblico ministero ha chiesto la bellezza di cinque anni di carcere.

I fatti risalgono al 2013. La ragazzina appena 18enne sbarca in riviera con un’amica per consumare la Notte Rosa. Non hanno prenotato nulla, qualcosa troveranno. Ed è girando di locale in locale che incrociano la strada del ristoratore riminese, il quale si intenerisce e le ospita entrambe. Il giorno dopo, un arrivederci e grazie. Ma non passa nemmeno una settimana che la ragazzina in questione si rifà viva con il riminese: sta arrivando con altre due amiche, se fosse così gentile da andarle a prendere in stazione, ammicca.

L’uomo, 49 anni, è sorpreso ma accetta, solo quando arriva si rende conto che vogliono approfittare della sua generosità. L’idea della ‘capo gruppo’ è quella di farsi pagare la cena, ma lui stavolta risponde picche. Ospitalità va bene, ma fino a un certo punto. Ne nasce una lite, e ognuno va per la sua strada. Tempo due giorni però e la 18enne si presenta al suo ristorante.

"Mi servono soldi, se non me li dai vado dai carabinieri e racconto che mi hai stuprata". Lui è spaventato, pensa che nessuno crederà alla sua innocenza se ad accusarlo sarà una 18enne. Così le allunga 300 euro, sperando di non vederla mai più. Illuso, il giorno dopo quella torna alla carica ed è costretto a darle altri 50 euro, intimandole però di non farsi più vedere.

Ma la 18enne ha una faccia di bronzo, e di lì a poco è di nuovo a batter cassa, e questa volta di euro ne vuole 1.500. Il ristoratore, rappresentato dall’avvocato Michele Di Viesti, prende tempo e va dritto dai carabinieri per raccontare l’intera storia. I militari organizzano la trappola: lui deve fingere di accettare e andare all’appuntamento con i soldi, al resto penseranno loro. E così avviene, appena la giovane virago allunga la manina per prendere il malloppo, scattano le manette.

Per questioni procedurali, il giudice non convalida l’arresto e lei torna libera il giorno dopo. Convinta di essere fuori perchè riconosciuta innocente, senza fare una piega si ripresenta al ristorante per pretendere altri quattrini. Stavolta però non la fa franca, e finisce sotto processo per estorsione. In questi anni non si è mai presentata alle udienze, ma venerdì scorso il pubblico ministero ha chiesto per lei una condanna a cinque anni di carcere. La sentenza, il 12 giugno.