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29 apr 2022

Diffamazione, a processo l’ex sindaco Ermes Coffrini

Il giornalista antimafia Ungaro portava in scena uno spettacolo di denuncia. L’avvocato ha scritto mail per screditarlo, invitando a non dargli spazio

alessandra codeluppi
Cronaca

di Alessandra Codeluppi

Tra veleni, e accuse reciproche, si è aperto ieri un processo che vede imputato l’ex sindaco di Brescello Ermes Coffrini, 74 anni: gli si contesta il reato di diffamazione aggravata dal mezzo della stampa. A ritenersi leso è il giornalista 58enne Donato Ungaro, già protagonista in passato di un lungo contenzioso nei confronti dell’ex primo cittadino. E che ora lancia anche l’accusa di non essere appoggiato dalle realtà che propugnano battaglie antimafia. Quando Ungaro era un agente della municipale, fu licenziato nel 2002, ai tempi dell’amministrazione Coffrini: lui ha sostenuto che il motivo fosse il suo lavoro di informazione come cronista della Bassa reggiana, non gradito all’ex sindaco. La Cassazione ha riconosciuto nel ’15 l’illegittimità del licenziamento.

Il nuovo processo nasce dalla contesa sullo spettacolo teatrale ‘Saluti da Brescello’, ispirato proprio alla storia di Ungaro. Il giornalista si è ritenuto diffamato dal contenuto delle mail che, tra il marzo e il maggio 2019, Coffrini indirizzò a svariate istituzioni reggiane: Fondazione I Teatri, Cgil, Anpi, Auser, Teatro dell’Orsa, il sindaco di Massa Lombarda (Ra). Coffrini le diffidò a mandare in scena lo spettacolo, sostenendo che Ungaro fosse poco attendibile, "...per mettere a conoscenza di chi sia realmente questo personaggio, e le palesi falsità con cui è riuscito a costruirsi una carriera da professionista dell’antimafia".

E ha parlato di lui come di chi "è mosso essenzialmente da esasperato spirito di vendetta, spinto al punto di inventare ciò che non è mai avvenuto...".

Davanti al giudice Giovanni Ghini, Ungaro, assistito dall’avvocato Valerio Vartolo, si è costituito parte civile. Analoga domanda l’ha fatta l’Ordine regionale dei giornalisti, rappresentato dall’avvocato Maria Grazia Tufariello. In aula erano presenti sia Coffrini sia Ungaro. L’avvocato difensore Mario L’Insalata si è opposto alla costituzione dell’Ordine professionale, sostenendo che non emergeva che le frasi su Ungaro fossero rivolte a lui in veste di giornalista. Il giudice ha ammesso l’Ordine, sostenendo che la questione potrà essere risolta nel merito durante il dibattimento.

Il processo è stato poi rinviato: la Procura ha chiesto tempo per produrre tutte le mail. La difesa sostiene che la vittima in realtà sia l’ex sindaco: Dichiara L’Insalata: "Il mio assistito voleva solo difendersi da un attacco pretestuoso". Lo spettacolo è andato in scena su alcuni palchi, rifiutato da altri. Ungaro lancia un’accusa anche ad altri soggetti: "Mi stupisco del fatto che alcuni soggetti che si stracciano le vesti contro la mafia si siano rifiutati di costituirsi parte civile. Mi riferisco al Comune di Brescello, all’associazione Libera e alla Cgil".

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