di Valentina Reggiani Pur essendo docente del dipartimento di scienze e metodi di ingegneria il professore era titolare di una società a responsabilità limitata. Una chiara incompatibilità nel pubblico impiego tanto che, per dissimulare quel secondo lavoro fatto di consulenze da centinaia di migliaia d’euro aveva nominato prima un nipote e poi un figlio legali rappresentanti dell’azienda ma, di fatto, deteneva il 100% delle quote svolgendo i diversi incarichi...

di Valentina Reggiani

Pur essendo docente del dipartimento di scienze e metodi di ingegneria il professore era titolare di una società a responsabilità limitata. Una chiara incompatibilità nel pubblico impiego tanto che, per dissimulare quel secondo lavoro fatto di consulenze da centinaia di migliaia d’euro aveva nominato prima un nipote e poi un figlio legali rappresentanti dell’azienda ma, di fatto, deteneva il 100% delle quote svolgendo i diversi incarichi in qualità di ingegnere e intascando ingenti somme. È quindi finito nei guai il professore a tempo pieno della Facoltà di Ingegneria Unimore. L’uomo, 56 anni, residente a Bologna, nei giorni scorsi si è visto notificare un ’invito a dedurre’ emesso dalla Procura Regionale della Corte dei Conti, con il quale gli è stato contestato un danno erariale complessivo per circa un milione di euro. Nel corso degli accertamenti condotti dalle fiamme gialle di Modena è venuto a galla come il prof – docente sia a Modena che a Reggio Emilia – avesse percepito, nel periodo 2013-2019, lauti compensi al di fuori dell’attività istituzionale. Il docente è infatti risultato titolare del 100% delle quote di una società a responsabilità limitata ma aveva nominato i parenti, ovvero un nipote e poi il figlio legali rappresentanti dell’azienda. In realtà è emerso come a gestire la società fosse proprio il 56enne. La srl riconducibile a lui, inoltre, aveva stipulato una serie di contratti con ditte esterne, facendo figurare che le attività venivano svolte da familiari. Quando però i finanzieri si sono messi in contatto con le aziende committenti, le stesse hanno spiegato ai militari di aver avuto contatti direttamente col professore e di non aver mai visto i fantomatici parenti dell’uomo. Parliamo appunto di consulenze nel suo settore come ingegnere per 567.564 euro.

Tra le ‘carte’, inoltre, i militari hanno trovato anche 41.760 euro di docenze extraistituzionali non autorizzate presso altri enti a cui si aggiungono oltre 55mila euro derivanti dal ricalcolo della retribuzione concessa, quale pubblico dipendente a tempo definito, anziché a tempo pieno e, infine, 285.906 euro di utili di impresa che non poteva esercitareamministrare. Attività incompatibili insomma col ruolo di professore che sono costate care al docente che ad oggi continua ad esercitare nel dipartimento.