Cronaca“Don Pasquino Borghi, patrimonio per la chiesa e tutta la comunità”

“Don Pasquino Borghi, patrimonio per la chiesa e tutta la comunità”

La commemorazione del religioso fucilato al poligono di tiro di Reggio Emilia nel 1944 assieme ad altri otto antifascisti

 Reggio Emilia, 30 gennaio 2023 – Si è commemorato oggi, con le massime autorità civili e religiose, il sacrificio di don Pasquino Borghi e otto antifascisti avvenuto il 30 gennaio 1944 al poligono di tiro di Reggio Emilia, dove vennero fucilati.

Ecco il ricordo di  Giuseppe Pagani, presidente Anpc (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani di Reggio Emilia)

Il 30 gennaio 1944 presso il poligono di tiro di Reggio Emilia Don Pasquino Borghi venne

fucilato insieme ad altri 8 antifascisti. Il 7 gennaio 1947 il Capo provvisorio dello Stato, Enrico

De Nicola, consegnò alla madre di Don Pasquino, la Medaglia d’oro al Valor militare alla

memoria del figlio.

Don Pasquino, nato a Bibbiano nel 1903 da una famiglia di origine contadina ed ordinato

sacerdote nel 1930, esercitò il suo magistero all’insegna di una “radicalità spirituale” che lo

avrebbe indotto a misurarsi con scelte impegnative. Infatti, prima l’esperienza missionaria in

Sud-Sudan come padre comboniano (1930-1937), poi il passaggio alla severa vita

contemplativa nella Certosa di Farneta (1938-1939) e quindi l’attività profusa nelle parrocchie

di Canolo di Correggio e di Tapignola a Villa Minozzo all’inizio degli anni Quaranta, sono le

tappe principali di una biografia interrotta prematuramente dai drammatici eventi della seconda

guerra mondiale.

Entrato nel movimento partigiano con il nome di battaglia di “Albertario”, il parroco fece della

canonica di Tapignola un rifugio di perseguitati, di ex prigionieri alleati in fuga dai tedeschi,

militari sbandati e partigiani.

La sua canonica rappresentò un importante punto di riferimento nell’ospitare e indirizzare

verso il Sud, attraverso il valico dell’Appennino e la Linea Gotica, i prigionieri alleati nonché

per il movimento della Resistenza in provincia di Reggio Emilia.

Ospitava chiunque. Come faceva pure Don Battista Pigozzi Parroco di Cervarolo che disse un

giorno alla nipote «io non guardo a italiano, inglese o tedesco; io faccio la carità, e se hanno

fame non li lascio senza mangiare e non ho paura di niente perché faccio quello che comanda

il Signore».

Don Pasquino e Don Battista erano due tappe in quella 'via delle canoniche' che salvò

tantissime vite permettendo un rifugio fra i monti o addirittura l'attraversamento del fronte. A

beneficiarne furono soldati alleati che fuggivano dalla prigionia (oltre 3000!), renitenti alla leva

(condannati a morte!), ebrei, perseguitati politici, famiglie comuni e i primi partigiani.

Proprio sulla via delle canoniche la disobbedienza civile al potere malvagio dei tedeschi e dei

fascisti spesso incontrò, legandosi ad essa, la volontà di quanti volevano combattere gli

oppressori.

Questo elemento che non va sottovalutato, insieme a nomi e luoghi: Don Angelo Cocconcelli

parroco di San Pellegrino sede del CLN, Don Enzo Boni Baldoni (parroco di Quara), Don

Domenico Orlandini (Poiano), Don Venerio Fontana (Minozzo) e poi Febbio, Secchio,

Gazzano, Fontanaluccia, Bismantova e tante altre.

Don Pasquino, “Ribelle per amore” rimane fedele fino alla morte, a «quello che comanda il

suo Signore» è un martire, è un patrimonio non solo per la chiesa ma per tutta la comunità,

reggiana.

Mori baciando e benedicendo tutti quelli che erano con lui che pure erano di provenienza

diversa, ideale e politica, ma uniti nella stessa scelta. Lasciando, anche nell’ultima ora,

l’esempio di una fratellanza, di una capacità di condivisione nella comune scelta della difesa

della libertà che va oltre ogni fede politica e religiosa ponendo, così, le premesse, di quello

che poi sarà il comune sforzo costituzionale e che impegna anche noi, in questo nostro

tempo, per la difesa della democrazia.

“Oggi, ricordandoti, sentiamo che ci è data una nuova occasione, perché l’amore si rigenera

sempre, come un albero tagliato, a primavera”. Don Giuseppe Dossetti