di Daniele Petrone "Il ‘sistema’ è addormentato. Chiediamo un tavolo di coordinamento provinciale sul turismo. E mi aspetto di più dal Comune capoluogo". È l’invito, senza peli sulla lingua, di Danilo Morini, assessore al turismo e alla cultura del Comune di Quattro Castella che interviene nel dibattito sul turismo di cui stiamo trattando in queste settimane sul Carlino. "La Provincia non ha più una delega al turismo e alla cultura – approfondisce – Non è più un organismo titolato a ragionare su questi ambiti. Mi aspetto che l’eredità venga raccolta da Reggio. Occorre un dialogo più serrato tra capoluoghi e Comuni, da soli non si va da nessuna parte. Non è una critica al sindaco Vecchi o all’assessore...

di Daniele Petrone

"Il ‘sistema’ è addormentato. Chiediamo un tavolo di coordinamento provinciale sul turismo. E mi aspetto di più dal Comune capoluogo".

È l’invito, senza peli sulla lingua, di Danilo Morini, assessore al turismo e alla cultura del Comune di Quattro Castella che interviene nel dibattito sul turismo di cui stiamo trattando in queste settimane sul Carlino.

"La Provincia non ha più una delega al turismo e alla cultura – approfondisce – Non è più un organismo titolato a ragionare su questi ambiti. Mi aspetto che l’eredità venga raccolta da Reggio. Occorre un dialogo più serrato tra capoluoghi e Comuni, da soli non si va da nessuna parte. Non è una critica al sindaco Vecchi o all’assessore Rabitti, ma una proposta per migliorare la collaborazione. Destinazione Turistica Emilia? Credo sia una bella intuizione, perché è una buona cinghia di trasmissione. Ma essendo un territorio fortemente caratterizzati per aree, il processo risulta lento. Inoltre non è facile ragionare su tre province strutturate da una vita con storie separate. I Comuni più piccoli fanno fatica ad avere parola e a fare area vasta. Destinazione però ha una funzione di promozione, mentre la politica deve leggere il territorio".

Quattro Castella è stato tra i primi Comuni reggiani ad entrare nel circuito dei castelli di Parma, Piacenza e Pontremoli nel 2018. "Hanno una mentalità diversa – ammette Morini – un passo avanti rispetto a tutti perché concepiscono i castelli come entità complesse, con ristorazione per esaltare le tradizioni e non solo come quattro mura. Noi nel nostro piccolo eravamo già su questa linea. Abbiamo puntato sulla valorizzazione del castello di Bianello con la rievocazione storica. L’anno scorso, in epoca Covid, abbiamo dato vita a due manifestazioni nuove: ‘Gens Mathildis’ con un migliaio di visitatori e il ‘Lux Omnia Vincit’ in streaming dedicato alla morte di Matilde. Nel 2020 abbiamo registrato 4.500 presenze al castello, meno della metà rispetto a una stagione normale, ma un successo in piena pandemia. È abbastanza? No, mai. Ma insomma, abbiamo reagito".

I castelli sono una grande opportunità, ma per Morini "c’è un problema di proprietà perché non tutti sono sotto lo stesso Ente e questo complica le sinergie. Ma bisogna mettersi attorno a un tavolo. Il mondo dei castelli, da Carpineti a Casina, fino a Canossa e San Martino e Novellara con le loro rocche, deve imparare a dialogare per capire dove andare insieme. E soprattutto, più in generale, è necessario riprendere progetti abbandonati. Ad esempio la Via Matildica del Volto Santo chi la coordina? E i Sentieri dei Ducati? Forse Matilde di Canossa neanche a Reggio è interessante. Ma noi vogliamo lavorarci come scommessa. Il turismo non è solo numeri negli alberghi o nei ristoranti. Dobbiamo capire insieme – e finora credo non lo abbuiamo capito – che tipo di turisti vogliamo: i cinesi che arrivano col pullman per fotografare tutto o i viaggiatori che hanno bisogno di una narrazione del territorio?".

Infine Morini conclude: "Per fare turismo bisogna conoscere in primis noi stessi il territorio. Partire dal basso, coinvolgendo i privati, non in senso imprenditoriale, ma culturale. Il limite più evidente è la politica verticistica che vuole insegnare al territorio come si fa turismo. Bisogna interpretare i sentori di tutti. E creare un patrimonio reggiano. Dare un’anima al territorio che forse il nostro ancora non ha. La Toscana la si riconosce dal paesaggio, la Sicilia da un morso ad un cannolo. Da noi cappelletti ed erbazzone ancora non bastano a trasmettere l’anima reggiana. Va creata".