L'impianto sciistico del Corno del Renon, nel riquadro la piccola Emily
L'impianto sciistico del Corno del Renon, nel riquadro la piccola Emily

Reggio Emilia, 9 gennaio 2019 - La piccola Emily Formisano potrebbe presto tornare a casa. È stato infatti rilasciato il nulla osta per il trasferimento del corpo della bimba, dopo che ieri è stato effettuato un riscontro diagnostico, non una vera e propria autopsia, ma una verifica scientifica sulle lesioni mortali riportate dalla bimba, richiesto dal medico e dal papà Ciro Formisano.

Ora, quindi, la famiglia potrà organizzare i funerali per la piccola, morta a 8 anni sul Corno del Renon dopo essersi schiantata contro un albero a bordo di uno slittino, su cui era anche la mamma Renata Dyakowska, polacca di 38 anni. Mamma e figlia probabilmente per errore erano arrivate in cima al Renon e avevano iniziato la discesa di una pista ‘nera’ riservata agli sciatori.

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Proprio le condizioni della mamma, ora, preoccupano molto. La donna, infatti, ha riportato numerosi traumi ed è subito apparsa gravissima ai soccorritori che erano intervenuti sul Corno del Renon subito dopo l’incidente. La donna era stata intubata e stabilizzata e ora lotta tra la vita e la morte all’ospedale di Bolzano, dove è attualmente ricoverata in condizioni disperate. Intanto, oggi, potrebbe esserci una nuovità nelle indagini.

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La procura di Bolzano, infatti, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati come atto dovuto la stessa Renata Dyakowska e un gestore della pista, potrebbe decidere di dissequestrare la discesa su cui ha perso la vita la bimba di 8 anni. I rilievi dei carabinieri, infatti, ormai sarebbero stati completati. Secondo indiscrezioni, infatti, la pista ‘nera’ sarebbe stata considerata sicura dalla procura, se percorsa con gli sci, ovviamente.

Anche il cartello di divieto agli slittini posto sulla ‘nera’, intorno a cui si è creata una polemica politica, perché l’avviso è scritto solo in tedesco, sarebbe stato considerato intellegibile e quindi chiaro a tutti. Anche Siegfried Wolfsgruber, presidente della società funivie Corno del Renon, aveva detto: «Come società non ci sentiamo colpevoli» e che «i cartelli presenti sono sufficienti». Sulla scritta in tedesco, poi, aveva spiegato: «Se c’è un cartello solo in tedesco, c’è però anche il simbolo con l’indicazione del divieto».