Reggio Emilia, 6 settembre 2018 - Una vera e propria associazione a delinquere quella che emerge dal maxi sequestro di beni e società per 234 milioni di euro, con 110 indagati e perquisizioni in tutta Italia nei confronti di 15 persone dall'operazione 'Evasion bluffing' della Guardia di Finanza di Reggio Emilia e Bologna (VIDEO). L'indagine, coordinata dal pm della procura di Reggio Emilia Valentina Salvi, ha consentito di individuare e ricostruire una complessa struttura criminale che ha operato facendo ricorso a numerose società con sedi nel centro-nord Italia. Contestati agli indagati, a vario titolo, reati di natura fiscale e fallimentare (anche la cosiddetta 'frode carosello'), associazione a delinquere, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e bancarotta fraudolenta. Tra le persone coinvolte, imprenditori, professionisti e prestanome.

L'indagine è partita nel 2011. Tra i beni sequestrati oggi da 95 militari delle Fiamme Gialle, conti correnti in 40 banche,114 fabbricati, 38 terreni, 48 auto. E ancora: 24 le società coinvolte nell'indagine (in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Liguria) per un totale accertato di false fatturazioni per 900 milioni.

BLUFFINGGC_33463109_143211

Al vertice dell'organizzazione l'imprenditore reggiano 49enne Maurizio Foroni, molto noto a Reggio Emilia, già al centro di un'indagine della Procura di Modena per bancarotta fraudolenta in seguito al fallimento della sua società "New Line" (proprietaria del negozio Caam Sport di via Mazzacurati e Computerline di via Kennedy a Reggio) e che ha subito in questi anni sequestri milionari dal suo patrimonio.

Foroni, come spiegato oggi dal comandante della Guardia di Finanza di Bologna Luca Torzani, non compariva formalmente in nessuna delle società oggetto di indagine, ma è stato incastrato grazie alle intercettazioni telefoniche. Nell'inchiesta sono finiti anche cinque consulenti contabili di Reggio, Modena e Pesaro Urbino, il cui compito era in sostanza garantire un'apparenza di normalità per le operazioni illecite.

L'indagine è partita quando uno degli imprenditori in crisi, stanco di sottostare al sodalizio criminale, ha denunciato tutto ai militari bolognesi nel 2011. I reati ipotizzati dal sostituto procuratore Valentina Salvi si riferiscono al periodo dal 2010 al 2015. Inoltre, le indagini non sono ancora terminate e potrebbero esserci altri sviluppi, con altre aziende coinvolte nel mirino.

COME AGIVA L'ORGANIZZAZIONE CRIMINALE - Dapprima venivano individuate società in crisi e veniva offerto loro un aiuto per evitare il fallimento. Poi, in cambio del 'salvataggio', queste ditte venivano utilizzate per intestare alle stesse false fatture emesse da società cosiddette "cartiere" e fare quindi trading illecito. In questo modo si potevano ottenere, a seconda dei casi, o crediti di imposta fittizi, utilizzati per la compensazione con altri debiti reali (tributari, previdenziali o assistenziali) oppure, tramite il meccanismo delle "frodi carosello", venivano acquistati beni senza pagare l'Iva, che erano poi immessi sul mercato a prezzi concorrenziali.

Terminato il loro "ciclo vitale" della durata di qualche anno, le aziende al centro delle false fatture venivano infine intestate a soggetti prestanome nullatenenti e trasferite di sede in paesi esteri per renderne più complessa l'individuazione in caso di eventuali controlli.