Fabio Ferrari, morto a 18 anni
Fabio Ferrari, morto a 18 anni

Reggio Emilia, 8 maggio 2019 - «Purtroppo ho visto tutto. Lui era davanti a me, io lo scortavo… Posso solo dire, da papà, che è morto felice».  Quando lo sentiamo al telefono, poche ore dopo la tragedia, sembra ancora lucido, per quanto strano e assurdo possa sembrare, Davide Ferrari, il papà di Fabio, il 18enne morto sull’Autostrada della Cisa. È sotto choc. Ha il cuore gelato. Non può ancora credere a quanto abbia visto. Ha visto coi propri occhi suo figlio cadere su quel maledetto asfalto e volare via per sempre. Ma ancora deve rendersene conto. Deve ancora realizzare. E questo fa echeggiare in modo ancora più straziante le sue parole. 

Davide è molto conosciuto nella Bassa reggiana, ma anche a Parma. Nato a Poviglio, ma residente a Castelnovo Sotto dove vive con la moglie Roberta e l’altra figlia, di 12 anni. Si è diplomato come perito industriale a Parma, ma ha sempre coltivato l’hobby della fotografia e del videomaking fino a farne il suo lavoro. Nei primi anni ’90 acquistò VideoCube e negli anni 2000 fonda in compartecipazione la Bee Communications con cui ha l’opportunità di lavorare anche coi grande media nazionali per quanto riguarda alcune produzioni video. Ieri però nei suoi occhi sono girate immagini terribili, che mai e poi mai avrebbe voluto vedere. Un incubo purtroppo reale e intriso di dolore. Che mai potrà dimenticare. 

Davide, lei ha visto tutto. 
«Purtroppo sì… Lo stavo scortando da dietro con l’auto». 
Ma che cos’è successo? 
«Fabio è caduto in uno scambio di corsia sulla A15 fra Berceto e Pontremoli. C’erano alcuni cantieri per lavori in corso sul tratto autostradale e quindi era segnalata questa deviazione. Lui è scivolato proprio qui e ha colpito un camion che proveniva dalla direzione opposta».
Terribile. 
«Da papà posso dire che è morto in una frazione di secondo sul colpo e non ha sofferto». 
Dove stavate andando? 
«Stavamo andando in Toscana. Dovevamo fare alcuni lavori alla sua moto, cose di secondaria importanza direi ora purtroppo».
Che ricordo ci vuole lasciare di suo figlio? 
«Fabio prima di partire era felicissimo di fare questo viaggetto con me oggi in moto (ieri, ndr). Felicissimo di fare il viaggio con suo padre». (Silenzio).
I motori erano la passione di Fabio. 
«Sì. Quando aveva 16 anni ha cominciato ad appassionarsi ed è diventato il suo hobby. Ma vi prego, non colpevolizzate la moto… Lui non faceva gare, era semplicemente una passione indipendente come quella di tutti i ragazzi della sua età». 
Aveva altre passioni? 
«Frequentava il Secchi a Reggio e andava in palestra da Brunazzi, sempre in città. Un ragazzo come gli altri. E invece ora siamo all’obitorio di Pontremoli…».