di Daniele Petrone Investire, innovare, assumere. In tempi di pandemia si può. Anzi si deve. E lo sa bene la ‘Flash Battery’ (ex Kaitek) azienda reggiana leader nazionale per la produzione di batterie al litio, le più vendute in Italia ai costruttori di macchine industriali e veicoli elettrici, con più alta velocità di ricarica e senza manutenzione grazie al sistema di controllo remoto. Il Carlino l’ha scelta come impresa simbolo del 2020 per resilienza all’emergenza sanitaria e rinascita. D’altronde, una realtà nata nel 2012 da un piccolo garage (dove con l’amico d’infanzia Alan Pastorelli, coofondatore e direttore tecnico dell’azienda, convertiva e modificava PlayStation o sperimentava su una Citroen elettrica comprata per 2.500 euro dal Comune di Milano) e che oggi ha raggiunto...

di Daniele Petrone

Investire, innovare, assumere. In tempi di pandemia si può. Anzi si deve. E lo sa bene la ‘Flash Battery’ (ex Kaitek) azienda reggiana leader nazionale per la produzione di batterie al litio, le più vendute in Italia ai costruttori di macchine industriali e veicoli elettrici, con più alta velocità di ricarica e senza manutenzione grazie al sistema di controllo remoto.

Il Carlino l’ha scelta come impresa simbolo del 2020 per resilienza all’emergenza sanitaria e rinascita. D’altronde, una realtà nata nel 2012 da un piccolo garage (dove con l’amico d’infanzia Alan Pastorelli, coofondatore e direttore tecnico dell’azienda, convertiva e modificava PlayStation o sperimentava su una Citroen elettrica comprata per 2.500 euro dal Comune di Milano) e che oggi ha raggiunto i 14,4 milioni di ricavi – rispetto ai 13,6 del 2019 – non poteva avere paura. Ad agosto scorso ha aperto la nuova sede aziendale a Sant’Ilario e ha pure iniziato a lavorare per la Tesla di Elon Musk.

Marco Righi, 35 anni, Ceo di Flash Battery, il 2020 per voi è stato super...

"Ci aiuta il fatto che il nostro settore sia in crescita. I nostri numeri sono aumentati e ci sono ottime prospettive anche nel 2021".

E avete assunto, una chimera di questi tempi...

"Sì, otto persone. Eravamo 52 nel 2019, ora siamo in 60 con un’età media sotto i 35 anni e abbiamo già pianificato un 10-15% in più di assunzioni il prossimo anno".

Qual è il segreto?

"Siamo fortunati perché lavoriamo con diverse tipologie di settore che stanno spingendo sull’elettrificazione, fornendo batterie per betoniere, spazzatrici stradali, rasaghiaccio per palahockey, gru, piattaforme aeree, escavatori; abbiamo creato più di 350 tipi diversi di batterie, tra queste anche una che ha fatto registrare il record del mondo in Cina con 800 chilometri percorsi da una macchina con una sola ricarica.

Chiaro che quando le cose vanno bene, tutto aiuta per gli investimenti sul lungo periodo, chi ha l’acqua alla gola fa fatica. Ci vuole coraggio, lungimiranza, innovazione, adattamento. E come dice Enrico Grassi (l’imprenditore reggiano ‘cowboy’, patron di Elettric, 80, ndr) bisogna cambiare quando le cose vanno bene, non quando vanno male...".

A proposito, siete entrati in partnership con Elettric80 nel 2015, ma state lavorando anche per Elon Musk...

"Elettric80 ha creduto tanto in noi, sono stati in primis clienti fondamentali che hanno portato il nostro nome nel mondo. Anche grazie a loro lavoriamo con più di 50 Paesi con un export del 35%. Con Tesla abbiamo realizzato un progetto di cucina mobile sui food-truck viaggianti alimentata dalle nostre batterie, in modo autosostenibile grazie ai pannelli fotovoltaici".

Che 2021 si aspetta a livello economico?

"Le prospettive non sono delle migliori, si prevede di tornare ai livelli del 2019 nel 2022 o 2023. Ci son Paesi come la Germania che ci arriveranno già nel 2021. Sarà un anno abbastanza critico, le persone sono preoccupate e stanno spendendo meno. La politica – e lo dico anche da presidente dei giovani di Unindustria – deve ascoltare le imprese per usare bene e centellinare i fondi anche dell’Unione Europea. Non bisogna solo tamponare, la differenza si fa sul lungo periodo. Nella bozza del ‘Recovery Fund’ non ho visto grande attenzione all’innovazione...".

Anche se la rivoluzione digitale, l’industria 4.0, forse per effetto della pandemia ha avuto un’accelerazione. A partire dallo smart working da mantenere anche post-Covid.

"Ci vuole una forte presa di coscienza. Domando: la scuola è diventata 4.0? E la pubblica amministrazione con la burocrazia? No. Il rischio è che si crei un gap troppo ampio tra imprese e tutto il resto. Certo, noi imprenditori dobbiamo ispirare i ragazzi, avvicinarli a noi sulla formazione, non possiamo pretendere che i professori ne sappiano più dei tecnici specializzati e quindi dovremo essere noi ad aiutarli. Però tutto deve andare di pari passo altrimenti la ‘batteria’ per la rinascita dura poco...".