Reggio Emilia, 18 ottobre 2019 - Due uomini di 46 e 35 anni, entrambi di origine sinti e pregiudicati, sono stati arrestati dalla polizia con l’accusa di estorsione e ricettazione, dopo un’indagine condotta dalla squadra mobile che ha portato alla luce un’intricata vicenda. Tutto comincia il 2 luglio scorso quando viene svaligiata l’abitazione di una famiglia che risiede in centro storico, coi ladri che misero a segno un bottino del valore di 100mila euro tra gioielli preziosi, Rolex e una Mercedes rubata dal cortile.

La proprietaria, una 40enne italiana, nonostante la denuncia presentata alle forze dell’ordine, decide però di investigare da sola. Si rivolge a due persone di sua conoscenza, ossìa i due giovani finiti in manette, che vivono nel campo rom di via Strozzi, per farsi aiutare a recuperare la refurtiva. Questi innescano il cosiddetto meccanismo del ‘cavallo di ritorno’ le chiedono in cambio 15mila euro, con la promessa di darle una mano, mostrandole come ‘prova’ solo una fotografia di un presunto anello rubato durante il furto. Si incontrano così il 2 ottobre al campo nomadi e qui, il 46enne porta via il denaro alla donna per poi sparire. La donna racconta tutto alla polizia e le indagini si fanno serrate.

Viene così aperta un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Iacopo Berardi che, dopo aver acquisito diverse intercettazioni, ha chiesto e ottenuto dal gip Dario De Luca l’ordinanza di custodia cautelare per i due sinti finiti in manette (video) e ora in carcere. Le indagini però continuano: gli inquirenti vogliono chiarire i contorni di questa storia e accertare i motivi della conoscenza tra la donna e i due Sinti, ma soprattutto capire se siano stati loro stessi gli autori del furto. Al momento, anche dopo le perquisizioni nelle roulotte dei due indagati, non sono state trovate tracce della refurtiva.