Reggio Emilia, 19 ottobre 2020 - Ha aperto la porta in pigiama. Senza dire nulla. Poi, quando gli agenti hanno trovato la Beretta – nascosta in vano ricavato dietro un battiscopa della cucina – un altro caricatore da nove colpi, la tracolla scura e il giubbetto infilato nella lavatrice, gli è uscita quella frase surreale, da ingenuo giustiziere della notte, per giustificare l’ingiustificabile: "Sono stati molto maleducati". Alla fine, l’ammissione: "Ho esagerato, mi è scattato qualcosa".

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Gaetano Lombardi, operaio di 43 anni di origine campana e da tempo residente a Reggio, è stato arrestato dopo la sparatoria di sabato sera in piazza del Monte (video). Lombardi il resto l’ha detto alla pm Laura Galli, che l’ha interrogato nel cuore della notte. Non conosceva quei ragazzi (video). Non c’erano vecchie ruggini. Per spingerlo a premere il grilletto, sono bastate poche parole d’offesa, da lavare nel sangue, forse un pugno. Gli investigatori, di fronte alle immagini della videosorveglianza, sono rimasti di stucco.

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Possibile che fosse lui? Possibile che un uomo così qualunque – ripreso sotto l’Isolato San Rocco col passo trotterellante, un giubbetto smanicato qualsiasi, la tracolla qualsiasi, la mascherina d’ordinanza – possa uscire di casa armato, con la pistola di chi uccide a bruciapelo, e spari nove colpi, in mezzo alla folla, all’indirizzo di un ragazzo?

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Saranno gli psicologi, e le difese, a cercare una spiegazione a un comportamento che sembra figlio dell’esasperazione e della frustrazione. Chi lo conosce, descrive il profilo di Lombardi come quello di una persona ombrosa, sospettosa, incapace di rassegnarsi alla separazione dalla moglie: un uomo in cerca di una rivincita, a tutti i costi. Per ora parlano le carte. Dovrà rispondere di tentato omicidio pliurimo, detenzione abusiva di arma comune da sparo, ricettazione e lesioni.

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