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Reggio Emilia, "Perché la fiera si chiama Giareda?". Quasi nessuno lo sa

Giro tra le bancarelle. In pochi conoscono la storia

di GIULIA BENEVENTI
Ultimo aggiornamento il 8 settembre 2018 alle 07:05

Reggio Emilia, 8 settembre 2018 - C’era una volta un torrente che divenne una strada. La stessa strada che poi ha preso il nome di corso Garibaldi. Anche quest’anno corso Garibaldi, così come in via Farini, piazza Roversi e piazza Gioberti, ospita la Giarèda: un appuntamento fisso per i cittadini di Reggio.

Uno dei pochi eventi in cui è possibile ancora lasciarsi ammaliare dalle dimostrazioni di coltelli, scope elettriche o pentole. Una certezza dal punto di vista della golosità, col profumo di caramello che inizia a farsi sentire già all’inizio della strada. La Giarèda non è solo un evento, per Reggio Emilia è quasi un’istituzione. Una fiera che ha il tono da paese, ma che si svolge nel cuore del capoluogo. Un nome, una garanzia. 

Partiamo da qui, dunque: dal nome. Perché la Giarèda si chiama così? Nel 1226 il torrente Crostolo venne deviato al di fuori delle mura. Al suo posto venne costruito quello che un tempo si chiamava, appunto, corso della Ghiara, l’attuale corso Garibaldi.

Il termine dialettale ghiara (in italiano, ghiaia) rimanda dunque al fondo ghiaioso che componeva il letto del fiume. Un’origine etimologica che in pochi conoscono. Una storia passata di casa in casa, di asilo in asilo, raccontata a molti bambini di ieri. Eppure quanti, effettivamente, sarebbero capaci di rispondere oggigiorno? Lo abbiamo verificato.

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