Gli ex sindaci di Brescello "Favoritismi e assunzioni verso i parenti del clan"

Coffrini e Vezzani sono accusati dalla Dda di concorso esterno alla mafia "Lavori assegnati senza bandi pubblici, alcune concessioni ambigue".

Gli ex sindaci di Brescello  "Favoritismi e assunzioni  verso i parenti del clan"

Gli ex sindaci di Brescello "Favoritismi e assunzioni verso i parenti del clan"

di Alessandra Codeluppi

È lunga la lista di favoritismi che, nell’inchiesta per concorso esterno alla mafia sono stati contestati ai due ex sindaci di Brescello. Ecco la ricostruzione della Dda.

Giuseppe Vezzani e Marcello Coffrini sono accusati dell’appoggio alla variante per la costruzione del supermercato Famila, deliberata nell’aprile 2011, previo acquisto dell’area dal gruppo Lb immobiliare, che tra gli amministratori vedeva Francesco Lerose (cognato di Francesco Grande Aracri, condannato insieme a lui per estorsione). Fu chiesta l’informativa antimafia alla società immobiliare costruttrice – che giunse un mese dopo la stipula della convenzione urbanistica – ma non alla società Lb, che era stata la proprietaria fino al 25 maggio 2011: quel giorno avvenne infatti la cessione all’altra società immobiliare e tre ore dopo fu firmata la convenzione col Comune. Il tutto dopo che la Provincia, in febbraio, aveva chiesto a Vezzani per quell’intervento massima attenzione nei controlli antimafia. Con questa operazione è stato calcolato che la società Lb guadagnò 720mila euro.

A Vezzani e Coffrini contesta pure l’appoggio alla variante al piano regolatore del novembre 2004 sul quartiere ‘Cutrello’ (via Pirandello e dintorni): fu trasferita capacità edificatoria da un lotto all’altro, permettendo alla casa di Alfonso Diletto di godere di un’area confinante non edificabile. Inoltre i proprietari dei lotti divenuti a uso residenziale erano Francesco Muto (1967), nonché alcuni parenti di Nicolino Sarcone, di Diletto e di Rosario Grande Aracri (fratello di Francesco) e la Edil 2001 di Vincenzo Salvatore Spagnolo. I due sindaci avrebbero consentito a Rosario Grande Aracri e a Muto (cognato di Rosario e zio di Diletto) di mantenere sino al dicembre 2015 sul confine delle loro proprietà un manufatto abusivo: uno scheletro in ferro, in parte coperto da pannelli metallici, posto in via Cisa 4547 e già segnalato nel maggio 2007 dalla polizia locale a Coffrini.

Vezzani permise che per la nuona sede dell’Avis i lavori fossero assegnati senza bando pubblico alla Eurogrande costruzioni di Francesco Grande Aracri. Insieme a Coffrini costituì la Brescello solidale onlus, con sede in municipio: il Comune affidò a quest’associazione l’immobile e il contributo da 25mila euro per pagare i lavori, affidati a Grande Aracri. Sempre Vezzani incaricò la stessa società per i lavori pubblici per riparare la casa della sorella di Francesco Lerose (cognato di Grande Aracri). E furono affidati nel giugno 2008 lavori pubblici alla New project di David Sassi, imputato in Grimilde con rito abbreviato, e Linda Sassi, "già in affari illeciti" dal 2006 sia nella discoteca Italghisa con Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco, e Antonio Muto (1971) per il pedonale dell’argine di Lentigione.

Vezzani e Coffrini diedero dal 2007 a Giuseppe Pucci (cognato di Francesco Grande Aracri), con precedenti, un alloggio residenziale popolare in assenza dei presupposti e a titolo gratuito, nonostante non fosse indigente: prima a Lentigione (59 metri quadrati) e poi a Brescello in una casa cantoniera (115 metri quadrati). A lui erano stati dati anche contributi economici, utenze pagate, trasporto gratuito, rimborso farmaci, buono alimentare da 25 euro alla settimana. Solo a fine maggio 2015 Coffrini, in vista dell’imminente insediamento della commissione di indagine in municipio, ha chiesto servizi sociali una relazione su Pucci. Fu assunta in municipio, all’epoca di Vezzani, dall’ottobre 2009 al dicembre 2010, Isabella Grande Aracri (figlia del cugino di Francesco) nel servizio Assetto e uso del territorio, "depotenziato nonché chiamato a occuparsi degli abusi edilizi commessi anche da suoi parenti": si ricorse all’agenzia di somministrazione lavoro e si evitò il concorso pubblico. Furono assunti a tempo determinato anche Giuseppe Pucci e la sorella Franca per pulizie nelle palestre scolastiche.