Centocinquanta persone. Forse duecento. La questura ne aspettava almeno il doppio, ma tutto è filato liscio, senza problemi. Sotto l’occhio attento, ma non invasivo, di agenti in borghese della Digos e di quelli in divisa di carabinieri, polizia di Stato e polizia Locale, si è svolta ieri pomeriggio la manifestazione dei Sindacati di Base per ’supportare’ anche a Reggio la protesta che si è dispiegata in tutte le città italiane . Obiettivo?...

Centocinquanta persone. Forse duecento. La questura ne aspettava almeno il doppio, ma tutto è filato liscio, senza problemi. Sotto l’occhio attento, ma non invasivo, di agenti in borghese della Digos e di quelli in divisa di carabinieri, polizia di Stato e polizia Locale, si è svolta ieri pomeriggio la manifestazione dei Sindacati di Base per ’supportare’ anche a Reggio la protesta che si è dispiegata in tutte le città italiane . Obiettivo? L’abolizione dei Green pass, misura liberticida e senza precedenti per quanto riguarda il mondo del lavoro, che si accompagna, alle rivendicazioni a favore dei diritti dei lavoratori: "Perché non vi è libertà senza diritti - sottolineano, all’unisono tutti coloro che si sono succeduti al microfono -. Il Green pass è una misura che non ha nulla di sanitario. E’ una forma di repressione che calpesta i diritti sanciti dalla costituzione".

Il punto fermo di ieri pomeriggio è una parola "Antifascismo", tra chi ha preso la parola e chi ha ascoltato. Per non parlare della distribuzione di nastrini rossi ai presenti: "Visto che dicono che siamo tutti di Forza Nuova...".

C’è ironia, ma, soprattutto, c’è la testimonianza di chi, sabato, era a Roma: "Non c’è stato fascismo e non c’erano partiti - racconta un giovane al microfono - C’erano, invece, tante bandiere dell’Italia. Io ero davanti al corteo, in prima linea. Hanno caricato (rivolgendosi ai poliziotti in divisa), hanno tirato lacrimogeni e usato gli idranti. Sono uomini che hanno eseguito ordini dati dall’alto. Lo hanno fatto quasi con le lacrime agli occhi. Si rendevano conto. Loro, oggi, sono nella posizione peggiore. Vivono con un macigno sulla testa. Avete visto i video, è chiaro cosa è successo. Diamogli tutto il supporto di cui hanno bisogno, per fargli uscire da questa gabbia in cui sono imprigionati, con disobbedienza civile e in modo pacifico".

Dopo le parole, la camminata. Da Piazza della Vittoria a Piazza Prampolini, poi per via Emilia Santo Stefano, per fare ritorno di nuovo in piazza. I cori contro Mario Draghi e a favore della ’Libertà’, inframmezzati da altri momenti di dialogo: sempre sui diritti dei lavoratori, sul loro svilimento nel corso degli ultimi dieci anni (Abolizione articolo 18, Jobs Act e Legge ’Fornero’) e sulla necessità di ’Resistere’.

ni. bo.