Reggio Emilia 5 agosto 2021 - Giuseppe Delfini, presidente provinciale di Federfarma, associazione che a Reggio associa un’ottantina di farmacie private: quale impatto sta avendo l’introduzione del Green pass?
"Intanto la nuova certificazione verde è stata ideata a livello nazionale senza concordarla e neppure discuterla con le farmacie di base. Ed è stato deciso che tutto ciò la riguarda, dal rilascio alla stampa, sia gratuito. Il Green pass può essere consegnato anche dalle farmacie: si sono creati affollamenti e rallentamenti nella consegna dei medicinali dovuti ai tanti cittadini che chiedevano la stampa dei documenti".

Come mai si sono creati questi problemi per le farmacie?
"Tanti cittadini si sono vaccinati mesi fa, ma non hanno ricevuto il codice per scaricare il Green pass: così si sono rivolti a noi per la stampa. Poi lo Stato ha puntato molto sulla gestione online per alcune pratiche, ma noi abbiamo risolto problemi per tanti che non riescono a usare il cellulare, la stampante o che hanno i parenti in ferie. Le farmacie si sono rivelate fondamentali per risolvere una necessità impellente per la salute e la vita in libertà".

Dopo l’annuncio del Green pass, sono cresciute le richieste di tamponi?
"Sì, decisamente. Finito l’anno scolastico, a parte il venerdì e il sabato, non si facevano più tamponi. Ma ora è tornato il boom, soprattutto tra gli over 40: tanti lo chiedono per partecipare a nozze, cerimonie e campi giochi, per andare in vacanza o fare sport".

E le prenotazioni dei vaccini?
"Qualcosa si è sbloccato. C’è chi ha approfittato degli Open day, poi si sono presentate tante persone scettiche o che avevano preso tempo. Sono soprattutto giovani o di mezz’età, mentre gli anziani non prenotati non sono tanti".

La gente vi chiede informazioni sul vaccino?
"Sì. Noi cerchiamo sempre di confrontarci senza anteporre dogmi e questioni granitiche: vogliamo far capire i punti di forza di un ragionamento e quelli di debolezza di un altro. Poi consideriamo i rischi e le controindicazioni, che indubbiamente ci sono, e i vantaggi, tra i quali è innegabile che è più facile morire di Covid che non di vaccino. C’è chi solleva dubbi, ma poi si riempie di altri farmaci o segue i consigli del vicino di casa. Senza voler fare il pasdaran dell’integralismo sanitario, dico che ci vuole coerenza: perché non fidarsi della sanità?".

Il vaccino è sperimentale e si sono registrati effetti collaterali.
"Che ci siano effetti collaterali non lo metto in dubbio, ma si possono avere assumendo qualsiasi medicina. Si è fatta la sperimentazione ritenuta sufficiente per poi avviare la vaccinazione di massa. Questa volta sono state introdotte corsie preferenziali e poi enti terzi hanno controllato".

È diventato più difficile gestire le vostre attività?
"Prima la farmacia dispensava ‘solamente’ medicinali, mentre ora è un luogo della salute a 360 gradi, dove si fanno prenotazioni, analisi del sangue, holter, elettrocardiogramma, tampone nasale, fascicoli sanitari. Il lavoro è aumentato e il guadagno diminuito. Qui il servizio Farmacup riceve una retribuzione tra le più basse in Italia. A Reggio l’Ausl ci fa una concorrenza micidiale nella distribuzione diretta dei farmaci dell’ospedale nelle altre città in regione è diminuita, mentre qui è aumentata".

Quali sono quindi le vostre richieste?
"Riavere la possibilità di distribuzione dei farmaci, seguire i pazienti e fare i servizi necessari, con una retribuzione adeguata. Per ritirare le medicine che si potrebbero prendere in farmacia, perdendo meno tempo, solo a Reggio vengono fatte decine di migliaia di chilometri. La distribuzione dei farmaci in ospedale doveva essere limitata o a quelli necessari a una dimissione ospedaliera o a quelli che vanno somministrati in presenza di un medico. Ma l’Ausl distribuisce di tutto e di più. Lo stratagemma per fare sembrare la cosa conveniente sta nel redigere i bilanci tenendo conto solo del costo dei farmaci ma non del personale, dei locali, delle bollette e del costo sociale per i cittadini. Ci sono studi indipendenti, l’ultimo dell’Università di Genova, che certificano che distribuire i farmaci all’ospedale invece che in farmacia costa di più all’Ausl e ai cittadini. L’ultimo accordo regionale del 2019 prevedeva che le farmacie dei piccoli paesi diventassero punto di distribuzione dei farmaci ospedalieri, ma Ausl reggiana e Regione non hanno voluto discuterne. Poi come Federfarma mandiamo mail all’Ausl senza avere risposte: stanno facendo un grande lavoro, ma collaborare con loro talvolta diventa difficile".





















Il presidente di Federfarma Giuseppe Delfini