ALESSANDRA CODELUPPI
Cronaca

Grimilde, la sentenza di Cassazione Riconosciuta l’associazione mafiosa

Gli ermellini confermano la contestazione più pesante per Salvatore Grande Aracri

Grimilde, la sentenza di Cassazione  Riconosciuta l’associazione  mafiosa

Grimilde, la sentenza di Cassazione Riconosciuta l’associazione mafiosa

di Alessandra Codeluppi

L’accusa di associazione mafiosa per Salvatore Grande Aracri è stata confermata dalla Cassazione. In parziale accoglimento dei ricorsi della Procura generale di secondo grado, i giudici della Suprema Corte hanno deciso di annullare la sentenza su tre imputazioni, con rinvio a un’altra sezione della Corte d’Appello di Bologna per un nuovo giudizio su questi capi d’accusa.

È la decisione presa ieri sera dagli ermellini, a Roma, sul 43enne di Brescello, nipote del boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, giudicato con rito abbreviato nel processo di ‘ndrangheta ‘Grimilde’, scaturito dell’inchiesta condotta dal pm della Direzione distrettuale antimafia di Bologna Beatrice Ronchi (nella foto a destra).

Salvatore, figlio di Francesco Grande Aracri, era stato condannato per 416 bis in secondo grado a 14 anni e 4 mesi (20 anni).

Per lui annullata senza rinvio la sentenza per un’altra accusa e disposta la trasmissione alla Procura di Bologna.

Annullata anche la parte che riguarda il trattamento sanzionatorio, con rinvio per nuovo giudizio.

Per il resto, il ricorso dell’imputato è stato rigettato.

Sempre accogliendo in parte i ricorsi della Procura generale, è stata annullata la sentenza impugnata nei confronti di Antonio Muto e Cesare Muto per quattro imputazioni, con rinvio a una diversa sezione dell’Appello di Bologna per un nuovo processo. Emerge nel complesso che è stato accolto il ricorso del Procuratore generale su alcune aggravanti mafiose non riconosciute, più alcuni annullamenti con rinvio in punto pena e su alcuni capi annullati dichiarati inammissibili molti ricorsi: l’impianto accusatorio ha tenuto.

Dichiarati inammissibili invece dalla Cassazione i ricorsi di Giovanni Abramo, Manuel Conte, Renato De Simone, Florian Dhana, Alfonso Diletto, Giuseppe Fontana, Davide Gaspari, Rosita Grande Aracri, Giuseppe Lazzarini, Antonio Muto, Francesco Muto, Luigi Muto, Nicolino Sarcone, Antonio Silipo, Pascal Varano, Leonardo Villirillo e Natascia Zanetti.

Tra le parti civili figurano Regione, sindacati, Comuni di Reggio e di Brescello.