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13 mag 2022

Grimilde, l’affare Oppido al centro della discussione in Appello

La maxitruffa da 248mila euro raccontata dal bancario. Giuseppe Fontana

Il processo di ‘ndrangheta ‘Grimilde’, nel filone del rito abbreviato in Appello, è proseguito ieri a Bologna con la discussione per gli imputati chiamati a rispondere del cosiddetto ‘affare Oppido’, uno dei più rilevanti addebitati alla cosca Grande Aracri, famiglia di stanza a Brescello. Si tratta della maxitruffa da due milioni e 248mila euro perpetrata attraverso una falsa sentenza - in apparenza emessa dal tribunale di Napoli - che trasse in inganno il ministero delle Infrastrutture. La cifra arrivò al conto della ditta Oppido di Cadelbosco, i cui titolari Gaetano e Domenico Oppido, padre e figlio, sono a processo con rito ordinario a Reggio.

Giuseppe Fontana, 47enne reggiano, funzionario di banca condannato in primo grado a 4 anni, ha reso dichiarazioni spontanee.

La difesa, affidata all’avvocato Liborio Cataliotti, ha chiesto che fosse esclusa l’aggravante mafiosa - caso in cui ricorrerebbe la prescrizione - perché non sarebbe stato consapevole di operare per la cosca.

Il procuratore reggente in Appello Lucia Musti e il pm della Dda hanno chiesto la conferma della pena per lui e gli altri presunti coinvolti di cui si è trattato ieri nell’affare ‘Oppido’: Renato De Simone, ex funzionario pubblico (4 anni), Alfonso Diletto (3 anni e 8 mesi), Giovanni Abramo (3 anni e 8 mesi), Nicolino Sarcone (3 anni e 8 mesi). al.cod.

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