di Alessandra Codeluppi Saranno ventidue gli imputati del processo di ‘ndrangheta ‘Grimilde’ che saranno giudicati con il rito ordinario nel tribunale di Reggio, dove la prima udienza è stata fissata il 16 dicembre. È questa la decisione del giudice Sandro Pecorella che ieri, nel carcere della Dozza a Bologna, ha emesso i decreti di rinvio a giudizio per ventidue sui ventitré indagati che avevano scelto di non ricorrere ai riti alternativi, e per i quali il pm della Dda di Bologna Beatrice Ronchi aveva chiesto il processo. La sentenza di non luogo a procedere è stata emessa...

di Alessandra Codeluppi

Saranno ventidue gli imputati del processo di ‘ndrangheta ‘Grimilde’ che saranno giudicati con il rito ordinario nel tribunale di Reggio, dove la prima udienza è stata fissata il 16 dicembre. È questa la decisione del giudice Sandro Pecorella che ieri, nel carcere della Dozza a Bologna, ha emesso i decreti di rinvio a giudizio per ventidue sui ventitré indagati che avevano scelto di non ricorrere ai riti alternativi, e per i quali il pm della Dda di Bologna Beatrice Ronchi aveva chiesto il processo. La sentenza di non luogo a procedere è stata emessa solo per Laura Cappello, 49 anni, domiciliata a Brescello, che era indagata per trasferimento fraudolento di valori per un finanziamento da 30mila euro per ristrutturare la casa del marito Roberto Pistis, imputato: di questa cifra, 13.500 euro sarebbero stati incassati da Salvatore Grande Aracri e altri 10mila confluiti nella società EuroItalia srl che a quest’ultimo è stata ricondotta.

Dovranno rispondere davanti al tribunale reggiano, in composizione collegiale, due personaggi-chiave dell’inchiesta: Francesco Grande Aracri, 66 anni, nel carcere di Ancona, e il figlio 30enne Paolo (in foto), detenuto a Frosinone, entrambi accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il primo, fratello del boss Nicolino, viene individuato dalla Dda come "promotore" (insieme all’altro figlio Salvatore, 40 anni, che ha scelto l’abbreviato): nel suo caso il giudice ha deciso che non dovrà rispondere dei fatti dall’autunno 2010 all’autunno 2012. Paolo Grande Aracri è ritenuto "in costante sinergia con i vertici che gestiva il patrimonio illecito della consorteria".

Vanno a processo anche Francesco Paolo Passafaro, Giuseppe Passafaro e Pietro Passafaro, residenti a Viadana (Mn), per intestazioni fittizie a favore della famiglia che abitava a Brescello, a cui sono legati in quanto Carmelina Passafaro, altra imputata (in abbreviato) ha sposato Salvatore Grande Aracri. E poi Gregorio Barberio, Filippo Bonfiglio, Domenico Brugnano, Luigi Cagossi e Salvatore Caschetto, oltre a Omar Costi (già condannato in ‘Aemilia’). E ancora Salvatore De Vivo, Nunzio Giordano, Pierangelo Lombardi. Poi Gaetano Oppido e Domenico Oppido, padre e figlio, accusati con altri di aver prodotto una falsa sentenza, apparentemente emessa dalla Corte di Appello di Napoli, che avrebbe indotto il ministero dei Trasporti a versare alla loro società due milioni e 248mila euro. L’elenco continua con Matteo Pistis, Roberto Pistis, Antonio Rizzo e Massimo Taverna. Sfileranno a Reggio anche Claudio Roncaia e Massimo Scotti, per la vicenda dell’azienda Riso Roncaia spa, ditta di Castelbelforte (Mn) che, in una situazione di difficoltà, avrebbe chiesto aiuto a Giuseppe Caruso, imputato ex presidente del consiglio comunale di Piacenza, oltre a un supporto per una proroga di un finanziamento dell’Agea (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura da parte dell’Unione Europa).