"Hasnain si disse pronto a parlare solo se la moglie era al sicuro"

"Ho raccolto per primo la volontà di collaborare da parte di Danish Hasnain". Fu Giovanni Navazio, agente della polizia penitenziaria del carcere, ad ascoltare lo zio di Saman, che poi portò i carabinieri nel novembre 2022 sul luogo della fossa dove lei fu sepolta. Ieri ha risposto alle domande dell’avvocato Liborio Cataliotti, difensore dell’imputato: "L’arresto in Pakistan di suoi fratello Shabbar Abbas, fu un dato determinante per concretizzare questa scelta. Hasnain aveva preannunciato la disponibilità a collaborare anche due settimane prima, ma era stato molto vaneggiante e reticente. Lui aveva anteposto come condizione la tutela della moglie: temeva immediate ritorsioni dal fratello Shabbar". La donna è stata portata in Italia nei mesi scorsi. L’agente racconta che quando percepì che lui era attendibile, attivò subito l’ispettore superiore Michele Malorni. A seguito del ritrovamento del corpo di Saman, "si attuò un piano per l’incolumità di Hasnain: dalla quarta sezione, fu sottoposto altrove in isolamento". Ieri pomeriggio la Corte ha dichiarato inutilizzabili nel processo due interrogatori di Danish Hasnain resi il 3 novembre 2022 e il 10 marzo 2023 all’interno di due fascicoli paralleli ma collegati al procedimento per omicidio.

al.cod.