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11 mag 2022

I carabinieri che aiutarono i truffatori ora vogliono entrambi patteggiare

Ai danni di un’assicurazione finsero un furto all’azienda Cp. Furono complici dei due fratelli. Nicola e Giuseppe Arabia

11 mag 2022
Immagine di repertorio
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Un carabiniere, l’appuntato Francesco Guzzo, ha patteggiato nei mesi scorsi 7 mesi, pena sospesa, per falso ideologico: per lui, difeso dagli avvocati Nicola Tria e Marco Napoli, era stata disposta la misura cautelare della sospensione dal lavoro per nove mesi. Anche un altro carabiniere, l’appuntato Aldo Pio Tabellario, ha espresso ieri mattina, all’avvio dell’udienza preliminare, una possibile volontà di patteggiare. Per lui, assistito dall’avvocato Claudio Vincetti, e sospeso dal lavoro per un anno, le accuse sono più pesanti: corruzione, simulazione di reato e falso.

Parliamo della truffa ordita ai danni di un’assicurazione, fingendo un furto - mai avvenuto - dentro un’azienda di Montecchio, la Cp autoricambi. Il tutto con la complicità dei carabinieri, poi scoperti dai loro colleghi che li hanno intercettati. Secondo quanto emerso dalle indagini lo scopo era accaparrarsi l’assicurazione il risarcimento di 30mila euro e anche rivendere gli attrezzi trafugati. Nel luglio 2021 erano stati arrestati i fratelli Nicola e Giuseppe Arabia, di 37 e 32 anni, per corruzione e simulazione di reato: secondo l’accusa, avrebbero contato sulla complicità dei militari per realizzare il piano illecito.

In pratica, i carabinieri avevano verbalizzato un furto mai accaduto, e a Tabellario sarebbe stato anche accordato un compenso da 500 euro. Loro sono i due figli di Salvatore Arabia, freddato nell’agosto 2003 in un agguato a Steccato di Cutro, uomo molto vicino al boss della ‘ndrangheta Antonio Dragone, che è stato eliminato l’anno dopo dal successore Nicolino Grande Aracri. Davanti al gup Dario De Luca, ieri hanno espresso la volontà di patteggiare anche Giuseppe Arabia e il 60enne Pasquale Copertino, che gestiva l’attività di Montecchio, pure lui accusato di simulazione di furto: entrambi sono assistiti dall’avvocato Davide Martinelli. Pure Nicola Arabia, difeso dall’avvocato Mattia Fontanesi, ha espresso l’intenzione di concordare la pena col pm Forte. Per lui, che ha l’obbligo di firma tre volte alla settimana, e per il fratello Giuseppe, sottoposto anche all’obbligo di dimora, le difese hanno chiesto la revoca della misura cautelare.

Alessandra Codeluppi

© Riproduzione riservata

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