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14 apr 2022

I cartoncini della pace dilagano in tutta la città

L’iniziativa, contro il conflitto, ideata dai bambini della scuola Zibordi. Grazie a "Ci metto la faccia" tante frasi affettuose appese a muri, portici e cartelli

di Maya Menozzi

"Ci metto la faccia... Per dirvi che vi voglio bene". Parole di pace, dolci e spontanee che ormai riempiono ogni angolo del centro storico, appese sotto ai portici, ai muri e ai segnali stradali. Ma chi sono gli autori di tutto ciò? Gli autoritratti che accompagnano le frasi sui cartoncini parlano da sé: gli alunni della scuola elementare Zibordi hanno voluto far sentire la propria voce alla città intera riguardo un tema per nulla facile.

"Il progetto nasce dall’idea di voler vivere la pace, in un momento storico così delicato – ha spiegato la preside Elisabetta Fraracci – Come tante altre scuole, anche noi stiamo accogliendo i bambini ucraini; questa attività voleva essere un modo concreto per lanciare un messaggio e far riflettere i più piccoli che anche loro possono essere creatori di pace". Mara Anastasia, l’insegnante capofila del progetto, ci ha raccontato qualcosa di più.

Da dove è partita l’idea?

"Questa esperienza si inserisce in un progetto molto più ampio, ‘Stare bene insieme’, nato circa due anni fa. Tempo prima, avevamo partecipato ad una mostra a Palazzo Magnani e i bimbi avevano contribuito alla costruzione della lettera ‘R’ della parola ‘ornamento’...".

E cosa è successo dopo?

"Conclusa la mostra, la grossa ‘R’ è tornata a scuola con noi, perché ci ricordava uno scrittore a cui siamo molto affezionati: Gianni Rodari. La lettera è stata quindi posta al centro di quello che chiamiamo il nostro giardino parlante, un luogo dove raccontiamo storie e creiamo parole. La caratteristica principale della Zibordi è proprio quella della narrazione e durante la pandemia ci siamo detti che non potevamo stare fermi. Queste parole dovevano uscire in un qualche modo".

Infatti a Natale 2020...

"Avevamo attaccato dei grossi cuori rossi per tutta la città, pieni di parole buone come nelle poesie di Rodari. È stata, diciamo, la prima edizione di questi messaggi da parte dei bambini. Questo inverno non siamo riusciti a replicarla, ma vista la situazione di guerra in Ucraina abbiamo pensato di fare una cosa simile sul tema".

Perché mettere insieme frasi di pace con il proprio volto?

"Anziché disegnare simboli già conosciuti, abbiamo riflettuto sull’importanza di ‘metterci la faccia’ appunto. Esporsi nel dire che la pace è fondamentale: l’idea dell’autoritratto conferisce al messaggio un senso di maggiore profondità e serietà, oltre che essere un regalo artistico alla città. Le parole dette nel modo giusto creano benessere e fanno stare bene, ma questi cartoncini volevano essere anche un gesto concreto di pace".

Quante classi hanno partecipato?

"Tutte le classi. Ognuno ha detto la propria, tutti gli alunni hanno potuto dialogare con la città. I disegni li abbiamo attaccati in giro noi insegnanti la settimana scorsa, ma i bambini sono stati comunque molto partecipi, tornando in centro storico con le famiglie a riattaccare i disegni volati via per il vento. Queste parole creano anche un filo fra la Zibordi e le sue classi di scuola diffusa a Palazzo da Mosto. Volevamo dare un segno di presenza, perché la scuola deve uscire dagli edifici e farsi sentire. Un’esperienza molto intensa per la scuola: quando il cuore parla (e i bimbi non hanno freni) nascono frasi piene di vero significato".

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