Vincenzo Iaquinta e il padre Giuseppe (foto Artioli)
Vincenzo Iaquinta e il padre Giuseppe (foto Artioli)

Reggio Emilia, 23 maggio 2018 - "Bingo", grida un imputato dalla gabbia al termine dell’udienza, senza farsi riconoscere approfittando del caos generale nella ‘ritirata’ da parte della polizia penitenziaria. E in effetti i numeri sono da capogiro. Oltre mille anni di condanna e più di 200mila euro di multa.

È quanto hanno chiesto ieri i magistrati della Dda di Bologna, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi per i 149 imputati del processo Aemilia, il più grande contro la ’Ndrangheta mai celebrato nel nord Italia. Tra i reati contestati, a vario titolo, associazione a delinquere di stampo mafioso, false fatturazioni, usura, estorsione e frode.

Richieste formulate ieri intorno alle 20, nell’aula bunker allestita all’interno del tribunale di Reggio, dopo la fine della requisitoria dei pm e di un’attesa snervante. Quando arriva il momento clou e il pubblico ministero Mescolini annuncia di essere intenzionato a dare lettura delle richieste, si alzano tutti in piedi in un surreale silenzio. Soprattutto gli imputati nelle gabbie.

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I primi nomi scanditi sono quelli dell’abbreviato. Per alcuni degli imputati infatti sono state fatte, nel corso degli ultimi due anni, integrazioni d’accusa da parte della procura, ritenendo che gli illeciti proseguissero anche dal carcere: in ventiquattro quelli a richiederlo. E tra questi il primo è Gaetano Blasco – colui che fu intercettato al telefono mentre rideva dopo il terremoto – per il quale sono stati chiesti 16 anni. Mentre nell’ordinario i pm hanno chiesto per lui 26 anni e 6 mesi. Dall’altra parte di quella cornetta di pessimo gusto c’era Antonio Valerio che poi si è pentito, diventando collaboratore di giustizia: 10 anni per l’abbreviato, mentre 15 anni e 10 mesi oltre a una multa di 11.500 euro sono stati avanzati per il dibattimento.

Il record però per quanto riguarda il rito abbreviato appartiene Michele Bolognino, considerato uno dei capoclan che operava soprattutto a Parma: 18 anni. Mentre 30 ne sono stati richiesti per l’ordinario.

Nessuna assoluzione complessiva chiesta per i 149 imputati (tranne una parziale per il pentito Salvatore Muto: la procura chiede l’assoluzione per i reati del rito ordinario, mentre restano quelli dell’abbreviato per cui sono stati chiesti otto anni di condanna).

A fare clamore però, proprio come quella Coppa del Mondo sollevata nel 2006 nella magica notte di Berlino, è la richiesta avanzata per Vincenzo Iaquinta: 6 anni per la detenzione di armi con l’aggravante mafiosa. Al padre Giuseppe invece, imprenditore edile – accusato tra gli altri reati, di associazione mafiosa – ne sono stati chiesti ben 19.

Stangata avanzata anche per Pasquale Brescia (14 in ordinario e 4 anni e 6 mesi in abbreviato), noto imprenditore edile calabrese che ha lavorato anche all’interno delle mura della questura. E tra l’altro, gestore del ristorante Antichi Sapori dove si tenne la ‘famosa’ cena alla quale parteciparono anche politici per parlare di affari e interessi illeciti.

Mentre per Gianluigi Sarcone, fratello del boss Nicolino (attualmente ristretto al 41 Bis, in regime di carcere duro) sono stati invece chiesti 18 anni, oltre a una salata multa di 11mila euro. Pena dura richiesta anche per Alfonso Paolini: 16 anni, in abbreviato.

Severe le richieste anche per l’imprenditore modenese Augusto Bianchini (15 anni e 6 mesi) e la sua famiglia: 15 anni e 6 mesi alla moglie Bruna Braga, 12 anni al figlio Alessandro, 5 anni e 6 mesi alla figlia Alessandra e 6 anni al figlio Nicola. E ancora 16 anni per Karima Baackaoui (latitante), la giovane innammorata del mondo criminale e 11 anni per Alfonso Mendicino, noto per aver pubblicato un video contro i reggiani al quale augurava di subire una catastrofe. Chiudono il quadro gli ex esponenti delle forze dell’ordine Mario Cannizzo (14 anni) e Maurizio Cavedo (9 anni e 6 mesi) e l’imprenditore Omar Costi (19 anni e 6 mesi). Per Eugenio Sergio chiesti 14 anni in abbreviato e 19 nell’ordinario. Stangate anche per la famiglia Vertinelli; la pena più alta è quella che i pm vorrebbero per Palmo, 16 anni e 6 mesi nell’ordinario e 14 anni nell’abbreviato.

Ora la palla passa agli avvocati difensori per le repliche e dopodiché sarà la volta della storica sentenza che dovrà pronunciare il collegio dei giudici.

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