di Francesco Pioppi Da tempio estivo delle notti reggiane a vera e propria giungla, completamente abbandonata al proprio destino. È questa la triste parabola del ‘Los Angeles’ l’ex discoteca di Bergonzano di Quattro Castella che, dagli anni Ottanta e fino ai primi del Duemila, è stato il cuore della movida estiva per migliaia di giovani reggiani. Sul finale della sua vita finì al centro dell’inchiesta Aemilia, perché nel 2008 divenne di proprietà dei Grande Aracri, quando ormai era già sul viale del tramonto da qualche anno. Prima di tutto questo, il ’Los’ era un posto unico nel suo genere,...

di Francesco Pioppi

Da tempio estivo delle notti reggiane a vera e propria giungla, completamente abbandonata al proprio destino. È questa la triste parabola del ‘Los Angeles’ l’ex discoteca di Bergonzano di Quattro Castella che, dagli anni Ottanta e fino ai primi del Duemila, è stato il cuore della movida estiva per migliaia di giovani reggiani. Sul finale della sua vita finì al centro dell’inchiesta Aemilia, perché nel 2008 divenne di proprietà dei Grande Aracri, quando ormai era già sul viale del tramonto da qualche anno. Prima di tutto questo, il ’Los’ era un posto unico nel suo genere, immerso nel verde delle bellissime colline matildiche, ma di fatto a un passo dalla città.

Elegante e accogliente al tempo stesso, con l’iconica piscina che separava la pista centrale dove si ballava la ‘discomusic’ e l’ultima, quella coperta dal tendone, dove invece si mettevano pezzi più rock o commerciali. Di tutto questo e dei bei tempi andati ora restano soltanto macerie.

Il muschio ha coperto gran parte delle mattonelle, la piscina è un’incubatrice per larve di insetti e alghe e qua e là ci sono cocci di bottiglie di birra sparsi un po’ ovunque. Dove il ‘resident dj’ selezionava ‘Rhythm is a dancer’ degli Snap o ‘Blue’ degli Eiffel 65 ora è la muffa a farla da padrona e il colpo d’occhio è davvero desolante. L’ingresso principale, dove il popolo della notte era diviso nei ‘gironi danteschi’ del tipo ‘Tavoli, ‘Liste’ e ‘Intero’, è completamente sbarrato dalla vegetazione. Si può quindi accedere solo utilizzando l’entrata soprastante, un tempo blindata da una porta metallica e presidiata dal buttafuori più massiccio della provincia.

In quei pochi metri quadrati in cui si attendeva di entrare si giocava ‘la partita’ più importante, quella del ‘Sono in lista con’ o ’Sono amico di…’ in cui spesso si sparavano nomi a caso, nella speranza di saltare la fila e addirittura di ottenere qualche ‘drink omaggio’ con cui fare la voce grossa al bancone del bar.

Frugando su Facebook si possono trovare le foto e le locandine di quella che, da quanto ci risulta, può essere considerata l’ultima serata ufficiale del mitico ‘Los’, datata settembre 2009. Un ultimo, disperato, tentativo di rianimare un locale che in realtà era già in crisi da almeno un paio di anni. Da quel momento sul tempio estivo delle notti reggiane è calato il sipario in maniera netta. Di fatto, se riavvolgiamo il nastro, sono stati gli ultimi periodi in cui i social network non condizionavano la nostra vita, in cui la crisi finanziaria globale era all’orizzonte, ma non mordeva ancora come ha poi fatto successivamente. Un altro mondo. Ora qualche ragazzotto temerario proverebbe probabilmente ad arrampicarsi su per i tornanti con il monopattino e, ancor prima di trovare il termoscanner all’ingresso, si scatterebbe un selfie da mettere subito tra le ‘stories’ di Instagram. Usi e costumi dei tempi moderni, di cui qui non si trova alcuna traccia. Al ‘Los Angeles’ il tempo si è fermato. Anzi no, a dire il vero è invecchiato malissimo.