ALESSANDRA CODELUPPI
Cronaca

Omicidio Saman, il ricorso della procura: "Nazia non ha ucciso la figlia agendo da sola. L’hanno tenuta ferma"

I documenti depositati in Appello si soffermano sul ruolo della madre "La vittima non ha potuto divincolarsi, immobilizzata da più persone".

Il ricorso della procura: "Nazia non ha ucciso la figlia agendo da sola . L’hanno tenuta ferma"

Il ricorso della procura: "Nazia non ha ucciso la figlia agendo da sola . L’hanno tenuta ferma"

Reggio Emilia, 16 giugno 2024 – Ecco come la Procura ricostruisce la notte dell’uccisione di Saman Abbas, avvenuto il primo maggio 2021, per la quale viene chiesta la condanna in Appello di tutti e cinque gli imputati per omicidio e soppressione di cadavere: i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, lo zio Danish Hasnain e anche i due cugini che erano stati assolti, Ikram Ijaz e Nomanulhaq Nomanulhaq. Per loro si chiede il riconoscimento della premeditazione e dei motivi futili e abietti.

Ripercorrendo la serata, il procuratore capo Calogero Gaetano Paci e il pm Maria Rita Pantani rilevano che "fu Danish a contattare per primo Shabbar alle 23.06, con un tentativo di chiamata su whatsapp: ciò smentisce l’assunto della Corte d’Assise secondo cui Abbas avrebbe notiziato il fratello di aver scoperto la relazione ancora in corso tra Saman e Ayub Saqib e l’intenzione della giovane di fuggire". Poi Danish "lo richiama alle 21.48, conversazione che dura solo 85 secondi: incompatibile col tempo utile per raccontare questi fatti. È più plausibile che fosse un dialogo avviato da Danish – ritiene la Procura – per accordarsi sull’agguato già programmato". Alle 22.03 Shabbar passa davanti al magazzino più esterno, dirigendosi verso nord: "È verosimile che volesse accertarsi che non ci fosse nessun impedimento". Poi rientra e vi sono altre chiamate. Secondo la Procura, non è plausibile che alle 23.03 la madre Nazia (nella foto con l’abito bianco dopo l’arresto di due settimane fa in Pakistan) abbia condotto la figlia fuori per permettere al marito di vedere le chat tra Saman e Saqib: "L’ora dell’ultima visualizzazione dei files è tra le 23.43 e le 23.45, cioè 43 minuti dopo il rientro in casa delle due donne". Ed è "inverosimile" che in dodici minuti, la durata totale delle due telefonate intercorse tra loro, "Shabbar e Danish abbiano potuto ideare e dettagliare l’omicidio".

A mezzanotte vi sono movimenti all’esterno della casa: "Shabbar, appare defilato rispetto a moglie e figlia e tiene nella mano sinistra un cellulare con il display illuminato che lo rendesse visibile a chi era nascosto in agguato. Nazia invita il marito con un ampio gesto a fermarsi, poi prosegue con la figlia". Da un confronto fotografico sull’asfalto davanti a casa, vengono ritenute riscontrate le dichiarazioni di Haider secondo cui la luce del corridoio era spenta e vi era la possibilità di scorgere anche al buio i due cugini mentre uscivano in penombra dalle serre". Del padre, che a un certo punto rimane indietro, si rimarca "l’atteggiamento di chi è molto combattuto o per prestare supporto agli esecutori materiali o per scongiurare l’irreparabile". Nazia, invece, riappare dopo i famosi 58 secondi. "I coniugi rientrano: non gesticolano, non si girano, non interagiscono. Non hanno l’atteggiamento – secondo i pm – di chi ha appena ucciso con dolo d’impeto la figlia, come sostenuto dalla Corte". Secondo la Procura, "il poco tempo trascorso fuori da Nazia, l’assenza di sproporzione fisica tra le donne, l’abbigliamento composto e il velo in testa, rendono inverosimile che lei sia riuscita da sola a sopraffare Saman che, proprio perché non sedata, avrebbe dovuto tentare di divincolarsi. L’assenza di tracce di difesa induce a ritenere che Saman sia stata immobilizzata da più persone. Aver ricavato i due sgrotti implica che tale aggiustamento si sia reso necessario in un momento successivo rispetto allo scavo preliminare e cioè solo in presenza del cadavere".