di Daniele Petrone Da un piccolo vigneto a Canolo di Correggio alla conquista di Canada, Stati Uniti e persino Hong Kong con il Lambrusco. È la bella storia della ‘Vitivinicola Fangareggi’ che dei "vini per passione" ne fa più di uno slogan. L’azienda correggese è tutta a conduzione familiare. Da Giuseppe, da cui tutto è partito quando si è voluto regalare 4 ettari di vigna per i suoi 50 anni, come passatempo. Già aveva un’azienda agricola tramandata dai genitori. Ma nel 2005 fonda la società ‘Vitivinicola Fangareggi’ e fino al 2013, conferiva il 99% dell’uva alla locale cantina sociale. Ma nel 2013 arriva la svolta. Perché entra il figlio Matteo che oggi con mamma Margherita è la mente, mentre papà e zio...

di Daniele Petrone

Da un piccolo vigneto a Canolo di Correggio alla conquista di Canada, Stati Uniti e persino Hong Kong con il Lambrusco. È la bella storia della ‘Vitivinicola Fangareggi’ che dei "vini per passione" ne fa più di uno slogan. L’azienda correggese è tutta a conduzione familiare. Da Giuseppe, da cui tutto è partito quando si è voluto regalare 4 ettari di vigna per i suoi 50 anni, come passatempo. Già aveva un’azienda agricola tramandata dai genitori. Ma nel 2005 fonda la società ‘Vitivinicola Fangareggi’ e fino al 2013, conferiva il 99% dell’uva alla locale cantina sociale. Ma nel 2013 arriva la svolta. Perché entra il figlio Matteo che oggi con mamma Margherita è la mente, mentre papà e zio Roberto sono le braccia (anche se tutti e quattro sono tuttofare, con l’aiuto di tre dipendenti e degli ‘stagionali’ per la vendemmia).

"Mi sono diplomato all’Einaudi, ex ragioneria, poi sono stato il classico impiegato commerciale che non vedeva l’ora arrivassero le 18,30 per uscire – racconta Matteo –. Così, avendo da sempre la passione per vini e buon cibo mi sono lanciato. Ma alla mia maniera...". E in effetti, a guardarlo, non è proprio il prototipo del classico contadino: maglietta degli Acdc, camicia di jeans aperta, decine di braccialetti e tatuaggi colorati. Un mood che ha dato quel tocco ‘rock’ e originale all’azienda. "Dal 2014 – spiega Matteo – Abbiamo due linee di produzione, una per continuare a conferire uva in cantina sociale e l’altra per la nostra linea di vini. Il primo anno abbiamo venduto 6mila bottiglie. Oggi siamo sulle 35mila. Il segreto? Mi sono rimboccato le maniche e sono andato a bussare ai ristoranti della zona affinché provassero i nostri vini. Ho preso tante porte in faccia, mi vedevano come il ragazzetto... Però alla fine sono piaciuti ed eccoci qua".

Una bella spinta l’ha data anche l’online. "Alla promozione abbiamo sempre creduto, tant’è che avevamo un sito internet pronto all’e-commerce e nel lockdown, quando c’è stato il boom, eravamo già pronti. Siamo su Ho.Re.Ca., che è il nostro primo canale di vendita, ma siamo sbarcati anche su Tannico, che è un po’ l’Amazon del vino e su Callmewine". Scelte che hanno portato Fangareggi ad essere notati anche oltreoceano.

"A ottobre scorso ci ha contattati un’importatrice statunitense, la Mfw Wine di New York, che importa solo piccoli produttori e rivende in 22 Stati degli Usa più l’Alberta in Canada dove grazie a un altro importatore canadese, Nicholas Pearce, siamo anche in Ontario. Oggi l’America rappresenta il 40% delle nostre vendite, poi l’altra fetta di export è verso Spagna, Gran Bretagna e Svezia dove approderemo dal 2022. È stata la realizzazione di un sogno".

Colpiscono anche le etichette particolari, disegnate da un’artista locale di Campagnola, Virginia Pirondi e grazie alla collaborazione dello studio Not Just Wine. "Hanno tutte un significato: il ‘V.Gna nera’ ad esempio, ha degli occhi nei grappoli tenuti tra le mani che simboleggiano visione e passione".

Fangareggi ha 26 ettari divisi in 8 vigneti in 5 Comuni e due province, tra il reggiano e il modenese: Correggio, Campagnola, Fabbrico (dove vengono fatti anche gli eventi aperi-cena in vigna vini abbinati a sushi, Bbq, hamburger o prodotti tradizionali in collaborazione con ristoratori locali: "Siamo stati tra i primi a lanciare la moda nel 2016", dice orgoglioso Matteo) Rolo e Carpi (dove vengono prodotte due varietà, il Pignoletto e il Sorbara).

"Siamo dei sognatori. Vogliamo allargarci, crescere e sondare nuovi mercati, ma senza strafare e preservando l’assoluta qualità. Puntiamo alle 50mila bottiglie l’anno".