Il sindaco Luca Vecchi alle celebrazioni del 7 Luglio
Il sindaco Luca Vecchi alle celebrazioni del 7 Luglio

Reggio Emilia, 7 luglio 2019 - “Il 7 Luglio 1960 fu un punto di svolta per la democrazia nel Paese, per la nostra città e la nostra provincia, che scelse allora, come ha scelto oggi nelle recenti elezioni, di essere diversa. Oggi come allora siamo a una svolta. Oggi come allora abbiamo deciso di non assecondare il declino valoriale, di non stare dalla parte di chi vuol contribuire a sfasciare la democrazia. Abbiamo deciso di essere diversi”.

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Così il sindaco Luca Vecchi stamattina alla celebrazione del 59° anniversario dei Martiri del 7 Luglio 1960, durante il suo intervento, seguito alla visita ai sepolcri al cimitero Monumentale, alla deposizione di una corona al cippo e di rose alle cinque pietre d’inciampo collocate nei punti in cui furono uccisi i cinque manifestanti - Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi,Marino Serri e Afro Tondelli - di Reggio Emilia, nella piazza che ora porta appunto il nome di Martiri del 7 Luglio.
“Vediamo – ha proseguito il sindaco - quanto sia elevata la fragilità del Paese: quando un Paese democratico arriva al punto di chiudere i porti e di lasciare in mare gente senz’acqua, quel Paese sta dando un contributo significativo a sfasciare la democrazia”.
“Nelle diverse celebrazioni del 7 Luglio che si sono succedute, abbiamo sempre assunto – ha proseguito Vecchi - dal ricordo dei nostri Martiri quanto ci è di aiuto per l’oggi, riflettendo sui ‘crocevia’ dell’attualità. Così nelle diverse celebrazioni che si sono susseguite negli anni, si è parlato di crisi economica, lavoro, Europa, terrorismo… il tema che ci si pone davanti quest’anno è l’immigrazione, in una dimensione per certi versi nuova, perché la risposta al fenomeno che il nostro Paese sta dando è inedita rispetto al passato e chiama in causa valori e istituzioni”.
E ha concluso: “Il messaggio che in questo 2019 ci offrono i nostri Martiri del 7 Luglio, rappresentati dai cinque grandi alberi e dalle cinque pietre d’inciampo sui nostri passi quotidiani nella loro piazza, è dunque quello di resistere ed essere diversi. Insistiamo nel ricordarli, perché la memoria e il ricordo sono un dovere, non sono un automatismo, vanno coltivati. Con il loro sacrificio, quei ragazzi con le magliette a strisce hanno consentito a Reggio Emilia e all’Italia di crescere ed avere una storia democratica, di avere un futuro: il 7 Luglio 1960 è stato un crocevia per il Paese e un punto fondamentale della storia comune della città, di tutta la città, non solo di una sua parte”.