Vigili urbani
Vigili urbani

Reggio Emilia, 21 luglio 2018 - Il 'sistema Fabbiani’, «com’era stato definito da uno dei testimoni, si attaglia a ben vedere alla rete dei rapporti instaurata dall’indagato, e indirettamente dalla convivente». Quali siano questi rapporti, li spiega l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Luca Ramponi a carico del vicecomandante della polizia municipale dell’Unione Val d’Enza Tito Fabbiani, ora ai domiciliari, e della compagna Annalisa Pallai, indagata a piede libero e sospesa dal servizio (così come lui).

Rapporti che, nella possibile prosecuzione dell’inchiesta dei carabinieri potrebbero, se non avere rilevanza penale, quantomeno imbarazzare diversi amministratori pubblici. «Si avvaleva del ruolo di sindacalista della Cgil e dei rapporti con esponenti politici (nella versione del documento di cui disponiamo compare a seguire un omissis, ndr)».

E poi «del contegno più che burbero, aggressivo e insistente», non solo nei confronti dei sottoposti e dei colleghi, o di altri funzionari dell’ente locale con cui doveva collaborare», ma anche, addirittura, «nei confronti dei superiori». Il riferimento, immediato, sembra andare al comandante della polizia municipale Val d’Enza Cristina Caggiati, che risulta indagata. Ma i problemi all’interno del comando di Montecchio non sembrerebbero finiti: per Fabbiani si parla di «sfruttamento di tale posizione per creare un gruppo palese di favoriti e suoi sostenutori all’interno dei colleghi della polizia municipale, destinatario di un trattamento comunque differenziato e di favore, rispetto ad altri destinatari di condotte», inquadrate come mobbing lavorativo, che potrebbero avere un rilievo penale come maltrattamenti.

Non da ultimo, si parla anche di «capacità di condizionare le scelte degli organi direttivi». Tra gli elementi salienti che gli investigatori – coordinati dal pm Valentina Salvi – hanno individuato, «intercettazioni telefoniche e sommarie informazioni testimoniali, da cui emerge una certa sudditanza psicologica di colleghi e – è scritto – superiori».

I rapporti tra vigili urbani – i gruppi contrapposti che, secondo le accuse, Fabbiani avrebbe creato a Montecchio – saranno al centro di ulteriori approfondimenti: gli inquirenti vogliono infatti scoprire se chi si è schierato con il vicecomandante abbia avuto condotte di rilievo penale, caso in cui il numero di indagati potrebbe allargarsi.

Dalle carte emergono diversi episodi qualificati come mobbing, ai danni di una dozzina di colleghi. Qualcuno, accusando crisi di panico e palpitazioni, ha dovuto fare ricorso a cure psichiatriche a seguito dei comportamenti del vice comandante. Come un dipendente dell’Unione Val d’Enza adibito a mansioni burocratiche: secondo l’accusa, Fabbiani sarebbe andato nel suo ufficio pretendendo di conoscere da lui, senza avere titolo per farlo, turni, ferie, malattie e permessi dei colleghi, e avrebbe minacciato, secondo il racconto dell’impiegato, di andare a casa sua e di denunciarlo. E ha dovuto ricorrere a sostegno psicologico e medicine anche un altro dipendente dell’Unione, che sarebbe finito al centro di rimproveri ripetuti, tra cui il ‘cinturone’ da agente della Municipale non indossato bene. Un altro collega che non si sarebbe piegato al ‘sistema Fabbiani’ sarebbe stato apostrofato con parole pesanti, invitato a licenziarsi e poi indotto anche a pulire per terra nella rimessa delle auto di servizio, buttare via i rifiuti in divisa e fare lavoretti: tutte mansioni non previste dal lavoro della Municipale. A un altro vigile urbano, da poco entrato in servizio nel comando, sarebbe stato proposto di fare la spia sui colleghi, in cambio di una promozione.

Il clima avvelenato che si sarebbe creato nella caserma di via don Pasquino Borghi emergerebbe anche da un altro aspetto: alcuni agenti hanno raccontato di essere stati spiati, fotografati e monitorati durante il lavoro da altri colleghi. Chi non si schierava con il vicecomandante, avrebbe avuto, secondo le accuse, pesanti ripercussioni: un agente che si sarebbe rifiutato di fare delazioni, sarebbe stato punito con turni più pesanti e controllato in modo pretestuoso, fino all’invito «a tagliarsi la barba perché troppo lunga», oltre al mancato coinvolgimento dalle occasioni pubbliche a cui la Municipale partecipava. Su turni, orari, ferie e organizzazione del lavoro, Fabbiani avrebbe fato pesare il ruolo di delegato sindacale della Cgil.

Sulla Mazda della Municipale, usata dalla coppia, sarebbe emerso che i due a fine giornata lavorativa non avrebbero lasciato neppure la chiave al comando, ma tenuta con sé e che l’avrebbero usata per gli spostamenti in zona. Su questi e altri aspetti l’avvocato Giulio Garuti (nella foto al centro con Fabbiani e Pallai), avvocato della coppia, sta studiando la linea difensiva.