Iniziato il processo ’Radici’. Tra parti civili costituite. Pure l’ex granata Ballotta

Per l’inchiesta della Dda, 24 imputati comparsi davanti al giudice a Ravenna "Investimenti illeciti in aziende ed esercizi commerciali coi soldi delle cosche".

Figura anche Marco Ballotta, ex portiere di serie A e della Reggiana, tra i soggetti che si sono costituiti parte civile nel processo scaturito dall’operazione ‘Radici’. Stessa veste l’hanno assunta anche il Comune di Reggio, Cgil, Cisl e Uil regionali, l’associazione Libera. Nell’inchiesta condotta dalla finanza di Bologna, coordinata dal pm della Dda Marco Forte, vengono contestati a vario titolo i reati di associazione a delinquere, bancarotta, autoriciclaggio, intestazione fittizia ed estorsione, in alcuni casi con l’aggravante di aver agito con metodo mafioso.

Gli investimenti illeciti, avvenuti anche in epoca Covid, avevano riguardato esercizi commerciali soprattutto del litorale romagnolo e aziende edili, della ristorazione e dolciarie: il tutto, secondo l’accusa, grazie al denaro delle cosche dei Piromalli di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e dei Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia). Le misure cautelari riguardarono anche Francesco Patamia, candidato alla Camera alle ultime elezioni con la lista Noi moderati nel collegio di Piacenza, ora sottoposto ai domiciliari con braccialetto elettronico.

Per 24 imputati è iniziato il processo a Ravenna: tra questi figura anche una 41enne reggiana per un’accusa di bancarotta in concorso con altri imputati. Le restanti posizioni saranno giudicate a Modena. Numerosi gli agganci reggiani. Ad esempio la Fp group, con sede in città, nel cui cda figurava Patamia: è stata individuata come la società attraverso cui venivano acquisite attività commerciali in Romagna – nei settori panificazione, ristorazione e alberghiero – per poi portarle talvolta al fallimento: un destino comune alla ‘In the pansoowwhilees srl’, prima denominata "Fp group’, dichiarata fallita nell’aprile 2021.

Al vaglio anche un pestaggio con aggravante mafiosa a un consulente finanziario di Bergamo, avvenuta il 24 ottobre 2019 al casello autostradale: l’uomo sarebbe stato ‘colpevole’ di non essere riuscito a procacciare i finanziamenti richiesti da alcuni fegli imputati, anche al fine di comprare un appartamento di una coppia a Campogalliano, al centro di una vicenda estorsiva. Per l’episodio che coinvolge Ballotta, datato fine maggio 2021, è accusato Giovanni Battista Moschella, ritenuto dalla Procura un personaggio vicino a cosche ‘ndranghetistiche. Ballotta, in crisi patrimoniale dopo aver lasciato il calcio professionistico, lo incontrò in uno studio di un commercialista a Modena dov’era andato per chiudere una posizione debitoria con un altro imprenditore che avrebbe dovuto aiutarlo a trattare con la banca, al quale aveva anticipato quasi cinquemila euro. Moschella, socio in affari dell’altro, gli avrebbe detto: "Vuoi che faccio arrivare qualcuno? Stai attento", appoggiandogli due volte la mano sul petto. Moschella, nonché l’avvocato Domenico Arena (1976) e Gregorio Ciccarello, tutti residenti a Modena risultano imputati non solo in ‘Radici’ ma anche nell’operazione ‘Melisseo’ condotta dalla finanza reggiana, incentrata sulla bancarotta di due storiche aziende di Guastalla, la Tabec e la Ipe, ora al vaglio del gup Luca Ramponi: alcune vicende al centro delle due inchieste hanno rivelato punti in comune.

Alessandra Codeluppi