Le parti si sono scontrate sulle questioni più controverse fino all’ultimo nel giorno della sentenza sugli omicidi del 1992, sulle morti di Nicola Vasapollo a Pieve e di Giuseppe Ruggiero a Brescello. Il verdetto emesso dai giudici Dario De Luca e Silvia Guareschi, affiancati dalla giuria popolare, consegna ventotto anni dopo ancora due cold case. O almeno in parte, se si considerano le precedenti sentenze definitive, con altri colpevoli condannati. La decisione ha infatti riconosciuto come responsabile solo Nicolino Grande Aracri, condannandolo...

Le parti si sono scontrate sulle questioni più controverse fino all’ultimo nel giorno della sentenza sugli omicidi del 1992, sulle morti di Nicola Vasapollo a Pieve e di Giuseppe Ruggiero a Brescello. Il verdetto emesso dai giudici Dario De Luca e Silvia Guareschi, affiancati dalla giuria popolare, consegna ventotto anni dopo ancora due cold case. O almeno in parte, se si considerano le precedenti sentenze definitive, con altri colpevoli condannati. La decisione ha infatti riconosciuto come responsabile solo Nicolino Grande Aracri, condannandolo all’ergastolo solo per Brescello (è stato assolto su Pieve). La difesa del boss di Cutro - avvocati Filippo Giunchedi e Gianluca Fabbri - annuncia intanto "ricorso in Appello". Stessa mossa, per le tre assoluzioni, potrebbe farla la Dda, che aveva chiesto quattro ergastoli.

Tra i punti dibattuti anche venerdì, la presenza o meno nel commando di Brescello di Aldo Carvelli - la cui posizione è stata archiviata -, sostenuta dal pentito Antonio Valerio, ma non dall’altro, Angelo Salvatore Cortese. Una contraddizione che per il pm della Dda Beatrice Ronchi non cambia un aspetto, cioè "la piena partecipazione di Antonio Lerose". Perché "Gip e gup distrettuale hanno sostenuto che entrambi i pentiti sono attendibili nelle parti coincidenti del loro racconto. Cortese esclude Carvelli per un suo cattivo ricordo. Ma entrambi dicono ad esempio che Lerose aveva messo a disposizione la sua Renault".

E anche nell’ultimo giorno ha ribadito la colpevolezza di Angelo Greco, "riconosciuto in foto dall’ex fidanzata di Nicolino Sarcone, al cui gruppo lei lo collegò". E di Antonio Ciampà: "Nessun nuovo caso Enzo Tortora, come la difesa vuol farvi credere". Il difensore di Ciampà ha ribattuto: "È un incensurato. Per lui non c’è alcuna prova - afferma l’avvocato Luigi Colacino - tranne un dichiarato di Salvatore Cortese, che parla di quanto a lui riferito e non rischia nulla". L’avvocato Antonio Comberiati per Angelo Greco ha sostenuto che "il tentativo della Dda di eliminare il contrasto Valerio-Cortese manifesta la cedevolezza dell’accusa". In una precedente arringa l’avvocato Salvatore Staiano aveva contestato il travestimento da carabiniere di Valerio ingaggiato nel commando come autista ("Cortese dice che si era messo una giacca e un cappello, Valerio una tuta nera e nulla della divisa"), la verniciatura della Fiat Uno per farla sembrare dell’Arma ("Il pentito aveva parlato di auto nera, mentre in Assise blu scuro"), chi sparò a Ruggiero ("Cortese disse era stato Greco, poi ha aggiunto Lerose"). Milena Micele, avvocato di Antonio Lerose, ha respinto di aver voluto creare un nuovo caso Tortora: "Volevo solo richiamare la giusta attenzione che occorre di fronte alle dichiarazioni dei pentiti. Lerose non è mai stato indagato prima".

Alessandra Codeluppi