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7 mag 2022

La fuga, le 9 coltellate e le parole crudeli

Il pm ha insistito sul fatto che essersi consegnato non è un’attenuante. "Era braccato, scalzo e denutrito. Sarebbe stato preso ovunque"

Il pm Marco Marano in aula ieri mattina
Il pm Marco Marano in aula ieri mattina
Il pm Marco Marano in aula ieri mattina

"Consegnarsi non è una particolare attitudine di essere vicino alle vittime. L’imputato lo ha fatto solo perché non aveva altra possibilità". Il pm Marco Marano si è soffermato a lungo sulla fuga di Hicham Boukssid avvenuta post delitto. La sparizione durò dieci giorni dopo i quali lui, all’1.30 del 19 agosto, dapprima citofonò alla caserma dei carabinieri, e poi fece ritrovare il coltello usato per uccidere, "in piena notte e in un punto distante chilometri". A detta del magistrato queste azioni "seppur meritorie, non sono certo meritevoli delle attenuanti generiche che chiederà la difesa". Il loro riconoscimento, domandato poco dopo dall’avvocato di Boukssid Pina Di Credico, e che la Corte non ha accolto, avrebbe comportato la diminuzione di un terzo di pena. Il pm ha insistito su alcune circostanze: "Lui è scappato e si è nascosto bene. Ventiquattr’ore dopo ha visto la polizia, ha abbandonato il cellulare ed è scappato. Poi lo hanno notato di nuovo durante una notte, ma quando sono arrivati gli agenti lui è andato via". In quei giorni la questura perlustrò a fondo l’area boschiva attorno al torrente Crostolo: "Lui era braccato. Il gip ne dispose l’arresto e lo dichiarò latitante: sarebbe stato preso in qualsiasi parte del mondo. Non è rientrato in Marocco consapevole della sentenza che lo avrebbe atteso. Lui era scalzo, ferito ai piedi, affamato e braccato". Anche aver fatto trovare l’arma del delitto "non aggiunge nulla se non un ammenda da 200 euro per porto d’arma in luogo pubblico". Rivela un altro dettaglio investigativo: "Non senza motivo pensava che l’acqua del fiume fosse avvelenata. ‘La comunità cinese non me la farà passare’, disse in carcere intercettato con la sorella". Per poi sottolineare: "Non ha mai reso confessione, neanche nell’agosto 2019 davanti al gip, e non ha mai inteso raccontare la realtà". La Corte ha riconosciuto l’aggravante della crudeltà, sulla quale il pm ha speso accorate parole: "Sulle nove coltellate, solo l’ultima è stata fatale. Ma l’idea che Hui Zhou sia morta solo a causa di questa, è smentita dal video e dai fatti ricostruiti dal medico legale". Ha ripercorso le parole che lui disse a Hui mentre la accoltellava: "Meriti di morire, devi soffrire". Ancora: "Lei piangeva e invocava pietà. Ma lui le ha detto: ‘Piangi Zhou, piangi’".

al.cod.

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