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4 mag 2022

La guerra dimezza la crescita: il Pil si fermerà a + 2,2%

L’edilizia e il settore dei servizi saranno il traino dell’economia reggiana mentre l’industria è destinata a soffrire maggiormente

Stefano Landi (Camera di Commercio)
Stefano Landi (Camera di Commercio)
Stefano Landi (Camera di Commercio)

La guerra in Ucraina e i tanti problemi legati alle materie prime fanno rivedere al ribasso le previsioni di crescita dell’economia reggiana nel 2022.

Soltanto tre mesi fa, infatti, gli “Scenari per le economie locali” di Prometeia, elaborati dall’Ufficio studi della Camera di Commercio, facevano pensare a una possibile crescita del Pil pari al 4,3%, ma le analisi elaborate ad aprile contengono l’aumento al 2,2%. La nostra economia, insomma, continuerà a crescere, dopo l’8% in più realizzato nel 2021, ma ci sarà un evidente rallentamento che andrà a “limarsi” nel 2023, quando il Pil reggiano dovrebbe crescere del 2,8% rispetto al 3,2% indicato dalle previsioni del gennaio scorso.

Per l’anno in corso, le performance del sistema imprenditoriale reggiano appaiono perfettamente sovrapponibili alla crescita prevista a livello nazionale e leggermente al di sotto di quella regionale (lo scarto è di due decimali: +2,2% contro +2,4%), mentre per il 2023 l’economia reggiana dovrebbe crescere un po’ di più sia rispetto a quella italiana che a quella emiliano-romagnola.

L’analisi relativa ai diversi settori mette in evidenza una rilevante previsione di crescita per il settore delle costruzioni; ancora trainato dagli effetti di bonus e superbonus, il comparto dovrebbe registrare un aumento del 10,1%, per poi segnare un +6,4% anche nel 2023.

A seguire, in graduatoria, l’aumento del 3,3% previsto quest’anno per i servizi (comparto che meno di altri aveva beneficiato della ripresa del 2021) e il +0,3% dell’agricoltura in netta controtendenza rispetto al calo dell’1,8% del 2021.

Dal canto suo l’industria, principale traino della ripresa avvenuta lo scorso anno con un tasso di crescita di tre punti superiore alla media dell’8%, segnerà nel 2022 una battuta d’arresto; le previsioni, infatti, parlano di un calo dello 0,3% ma, contestualmente, indicano una ripresa già nel 2023, con una crescita del 2,6%. Quanto all’export, dopo la straordinaria crescita del 2021, che ha consentito di segnare il nuovo record assoluto per la nostra provincia, con un valore attestato oltre gli 11,6 miliardi (900 milioni in più rispetto al periodo pre-pandemico), il 2022 dovrebbe portare ad una crescita del 4%, sostanzialmente replicabile nel 2023, con una previsione che indica un +3,9%.

Cifre in aumento che dovrebbero crescere dello 0,6% e salire, poi, dell’1,3% nel 2023, con la disoccupazione che dovrebbe scendere al 3,9%.

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