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10 mag 2022

La natura ostile di Michelangelo Galliani

L’artista esponde a Palazzo Donà delle Rose, a San Marino: "Una riflessione sulla vita dell’uomo sulla terra, così insignificante..."

L’opera ’Un giardino imperfetto’ e l’artista Michelangelo Galliani
L’opera ’Un giardino imperfetto’ e l’artista Michelangelo Galliani
L’opera ’Un giardino imperfetto’ e l’artista Michelangelo Galliani

Negli spazi rinascimentali di Palazzo Donà dalle Rose, all’interno del padiglione della Repubblica di San Marino alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Michelangelo Galliani (Montecchio Emilia, 1975) espone l’opera Un Giardino Imperfetto, nell’ambito del progetto espositivo Postumano Metamorfico. Qual è il significato dell’opera e com’è maturata dentro di lei ? "‘Un giardino imperfetto’ parla del rapporto dell’uomo con la natura, della vita e della morte e della capacità della natura di rinascere e riconquistare i suoi spazi. Un rapporto da sempre conflittuale con un ambiente ostile e indifferente in cui l’uomo è apparso così come potrebbe scomparire. Dobbiamo ricordare che la vita si è sviluppata in una finestra temporale brevissima, insignificante per i tempi dell’universo. Pertanto ritengo sbagliato e anche presuntuoso dire che ’l’uomo sta distruggendo il pianeta’. Al massimo potrà distruggere sé stesso. E comunque la vita non va mai data per scontata. Personalmente non amo la natura, mi è ostile, il concetto di bello o brutto è relativo alla nostra visione delle cose e all’abitudine. L’esistenza stessa della materia è il frutto di un compromesso che come sempre è al ribasso. L’unica perfezione possibile è l’assenza di materia. L’opera che ho realizzato per la Biennale è una riflessione su una verità plausibile. Sicuramente due testi, Imperfezione e Finitudine di Telmo Pievani, hanno influenzato quest’opera. Per certi versi anche Decadenza di Michel Onfray". All’interno di questo Giardino Imperfetto è collocato un essere umano. Chi è ? "E’ la rappresentazione di un uomo attraverso un linguaggio universale, in questo caso scultoreo. Ma si tratta di un corpo mutilato, frammentato. E’ il simbolo, la memoria di una civiltà perduta. Antica o contemporanea che sia. Attorno a essa una vegetazione, in parte morta, in parte viva. Tutti questi elementi sono semisommersi nell’acqua, luogo della nascita e della rinascita. E’ un’opera ottimista ...

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