GABRIELE GALLO
Cronaca

L’analisi del politologo: "Massari innovativo,. Tarquini non ha avuto il sostegno dei big"

L’esperto Massimiliano Panarari, docente di Unimore, sull’esito elettorale "Il centrosinistra ha fatto una campagna porta a porta e ha funzionato. Il ‘destracentro’ ha sbagliato strategia, ma se fosse venuta la Meloni...".

L’analisi del politologo: "Massari innovativo,. Tarquini non ha avuto il sostegno dei big"

L’analisi del politologo: "Massari innovativo,. Tarquini non ha avuto il sostegno dei big"

Un’analisi accurata della vittoria di Marco Massari arriva da Massimiliano Panarari, politologo ed editorialista, docente di Sociologia della Comunicazione presso Unimore.

Professore, partiamo da una valutazione generale del successo di Massari.

"È arrivata un’affermazione al primo turno che non era scontata, da parte di un campo larghissimo del centrosinistra, guidato da un civico dal chiaro orientamento politico ma proveniente dalla società civile, e questa è comunque una novità. Una vittoria su un centrodestra, anzi un ’destracentro‘ dati gli attuali rapporti di forza, accreditato di una maggiore competitività che alla verifica delle urne tale non è stata".

Perché il ‘destracentro’, come lo chiama lei, ha deluso a Reggio?

"Si è trovato di fronte a un asset vincente da parte del centrosinistra: un medico che ha portato aspetti nuovi coniugati a un lungo percorso di continuità di governo. Laddove questa esiste, per essere competitivi serve una figura molto, ma molto, riconoscibile. Tarquini è stato presentato come non riconducibile a un partito, ma non bastava. La sua soglia di notorietà e riconoscibilità, alta ma non altissima, è diventata un handicap. E poi va considerato lo spirito dei tempi".

Cosa intende?

"A livello nazionale il destracentro ha il vento in poppa. Quando questo succede il centrosinistra va in trincea per fare da diga all’avanzata, cementando il consenso nelle zone tradizionali, anche per ragioni ideologiche".

Che valutazione dà della campagna elettorale portata avanti dai due principali schieramenti?

"Massari l’ha condotta molto meglio di Tarquini; certamente aveva dalla sua una maggiore strutturazione delle liste sul territorio, ma, come da direttive del Pd nazionale, è andato porta a porta, ha svolto una campagna capillare e quotidiana, portandosi in dote anche l’essere un elemento di novità, rispetto ai candidati politici del passato. Tarquini, come dicevo prima, a Reggio è abbastanza noto, ma non così tanto da superare quello che noi politologi chiamiamo il ‘tetto di cristallo’ della notorietà".

Insomma, campagna bocciata...

A mio parere la sua, e quella delle liste che lo hanno appoggiato, non è stata una campagna all’altezza, e soprattutto poco capillare. Inoltre, cosa che avrebbe favorito il superamento del citato tetto, nessun esponente di Fratelli d’Italia di alto livello nazionale, tipo la stessa Meloni magari, è venuto a Reggio. La sua presenza o quella di un altro leader poteva trascinare Tarquini".

L’uscita di Alleanza Civica, la prima a proporlo come candidato mesi fa, dal pool dei sostenitori di Tarquini ha depotenziato la connotazione civica dello stesso?

"Quando si presenta un candidato della società civile, le opzioni strategiche sono due: o personalizzi fortemente la figura del candidato e i partiti si mettono nel backstage, lasciandoli il proscenio senza pensare alle loro percentuali. Oppure si usa la corsa alla poltrona di sindaco per misurare i rapporti di forze interne ai partiti; a quel punto la strada per il candidato si fa in salita. La mia impressione è che nel destracentro, sia alle Europee, sia nelle città dove si è votato per le Amministrative, si sia scelta questa strada, in particolare tra Forza Italia e Lega".

Molta parte della disfida si è giocata sul tema della sicurezza in alcune zone della città e sullo stato di abbandono del centro storico. Eppure anche lì ha prevalso Massari. Come mai?

"Evidentemente, anche se organizzate in forma di petizioni o comitati le proteste dei cittadini si fermano al livello prepolitico. Non paiono trovare un riferimento nemmeno nelle forze di opposizione. Arrivano ai media, al dibattito pubblico, ma non all’urna".

È una chiave della fortissima astensione registrata in città? "Sì, ma vi è una tendenza generale in tutta Italia, ormai molto accentuata: chi si lamenta non ritiene più i politici, lo strumento per risolvere i problemi, quindi sceglie il non-voto. Che è un fattore trasversale alle idee e interessa tutte le classi sociali. Vince quindi chi è capace di mobilitare al massimo il proprio elettorato: il centrosinistra lo sa fare ancora piuttosto bene, mentre è una debolezza storica del destracentro. Nella cui potenziale base di consenso emerge, stando ai numeri, anche sfiducia nella capacità reale dello stesso di realizzare eventuali promesse. Ecco perché il Civico resta, in questi anni, un’ottima carta da giocare. Al di là del risultato di Tarquini".