BENEDETTA SALSI
Cronaca

L’architetto Andrea Zamboni: "La sfida del futuro sindaco? Recuperare i grandi volumi abbandonati in centro"

Il professionista, docente universitario, tratteggia la Reggio di domani: "Valorizzare il cinema Ambra. Credo molto nel ruolo di visione dei grandi industriali che scelgono di restare, anziché decentrare"

L’architetto Andrea Zamboni con in mano il modellino del Grattacielo

L’architetto Andrea Zamboni con in mano il modellino del Grattacielo

Reggio Emilia, 17 febbraio 2024 – Tre luoghi simbolo della Reggio di ieri che guarda al domani sono stati ritratteggiati dalle sue mani: i chiostri di San Pietro, il Grattacielo e il capannone 15 delle ex Reggiane.

E ora l’architetto Andrea Zamboni, (quasi) 50enne, docente all’università di Parma, poggia il suo sguardo sullo stato attuale della città e su ciò che, anche con un pizzico di coraggio, il prossimo sindaco – chiunque esso sia – dovrebbe fare. "Perché un primo cittadino al primo mandato può avere il coraggio di fare scelte anche apparentemente impopolari".

Una su tutti: il recupero delle grandi volumetrie abbandonate in centro storico, quelli che lui chiama "i buchi neri", come l’ex cinema Ambra, le ex carceri di San Tommaso, la Banca d’Italia, l’ex Opg, gli ex poliambulatori. Luoghi dall’enorme potenziale, oggi in cerca di una identità. Due tra i principali interventi portati avanti negli ultimi anni dal suo studio – i Chiostri di San Pietro e il capannone 15 del Parco Innovazione Reggiane – sono protagonisti in questi giorni di ‘Architettura Pro Esistente: Labics - Zamboni Associati’, una mostra in corso all’università Federico II di Napoli. Una mostra che "pone la sua attenzione sull’espressione di una cultura architettonica che, partendo dalla specificità del luogo, si dedica all’indagine delle variazioni di un modello architettonico e alla sua capacità di adattarsi e farsi carico dell’esistente". Lo studio-laboratorio Zamboni Associati, che ha sede, non a caso, in via Secchi 20 (un altro dei luoghi più sensibili dell’esagono), è invaso da libri e modellini, mentre la stampante 3d non smette di lavorare. E, fuori, la città vecchia che si muove.

Zamboni, tra pochi giorni verranno inaugurati due luoghi altamente simbolici: il grattacielo e il capannone 15 delle ex Reggiane. E entrambi portano la sua firma. Come può l’architettura cambiare le sorti di una città?

"Faccio un esempio, partendo proprio dal grattacielo: lì un importante intervento di riqualificazione, anche privato, condotto da noi con Iren Smart Solutions in ottica Superbonus 110, è servito non solo a rendere meno energivoro e fragile il fabbricato, ma anche a rimarcare la valenza pubblica di edifici di grande forza identitaria in luoghi strategici. Il grattacielo è stato un simbolo di innovazione nel 1953, nel 2024 il suo recupero ha un forte significato soprattutto in un’area di confine quale è l’area in cui si trova, fra centro storico e stazione".

Ecco, parliamo della zona stazione. La ferrovia storica ha un enorme potenziale inespresso: potrebbe essere considerata come una metropolitana regionale, che arriva direttamente in centro città.

"Reggio ha due stazioni: la Mediopadana e quella di piazzale Marconi. Quali città di medie o grandi dimensioni hanno questo vantaggio? Dovremmo poter sfruttare meglio questo potenziale, che sarebbe un volano incredibile anche per il mercato immobiliare. E, come detto, ne gioveremmo anche in termini di lotta al degrado".

Il centro è in trasformazione, in bilico tra lo spopolamento – forse fisiologico – dei negozi, un contesto abitativo mutevole e le polemiche su alcune scelte, come l’estensione della Ztl. Che ne pensa?

"La Ztl non deve essere un tabù. Piuttosto lavorerei sulla percezione qualitativa degli spazi e dei parcheggi: come ad esempio alla caserma Zucchi. Ora quello spazio viene percepito come trascurato. Penso sia uno dei motivi per cui non viene utilizzato. Basterebbe un intervento semplice, come quello realizzato in piazzale Europa, per dargli tutto un altro appeal. Ma non basta. Per il centro storico servono incentivi e facilitazioni a interventi di ristrutturazione edilizia di grandi isolati oggi fatiscenti".

Come è stato fatto per il bando facciate?

"Esatto. Quello è stato un intervento riuscito. Ora serve lo scatto in più: magari con premio di volumetria senza impattare sui fronti urbani. Un modello che andrebbe concertato anche con la Soprintendenza, senza limitarsi a subirne passivamente il vincolo".

Quali sono i principali "buchi neri" in città su cui investire?

"Partirei dal cinema Ambra, magari riutilizzato proprio come cinema (c’è una grandissima voglia di ritorno alle sale e alle pellicole di qualità) e contemporaneamente come centro congressi e spazio per grandi eventi per la città. Non ne abbiamo. Si tratta di un edificio d’autore, progettato dall’architetto Carlo Lucci. Va recuperato. Così come l’ ex carcere di San Tommaso, ma soprattutto l’ex Banca d’Italia, pensandola come un grande aggregatore pubblico-privato, come una piazza interna. Non solo: interventi puntuali su grandi contenitori strategici in centro storico aiuterebbero a rigenerare aree oggi in minore luce e fonte di potenziale degrado".

Il successo della mostra in corso ai Chiostri di San Pietro mostra ancora quanto il complesso benedettino sia rimasto incompleto (soprattutto nei suoi piani superiori).

"È fondamentale completare il recupero dei chiostri di San Pietro: credo possa diventare un polo culturale espositivo di eccellenza, come lo sono i chiostri di San Domenico a Forlì, con mostre di richiamo internazionale".

Che cosa sta accadendo alle ex Reggiane?

"Nel capannone 15, che a breve inauguriamo, arriverà il nuovo polo didattico digitale di Unimore, con a fianco l’incubatore già occupato da Nikon e Rei; un progetto portato avanti con Cairepro. A breve invece, sempre a firma nostra, partiranno i lavori sulla ’cattedrale’ in fondo al capannone 17, con l’idea di un polo innovativo e di ricerca in continuità con quanto stia completando al capannone 15 adiacente".

Parliamo della mobilità, altro nodo da sempre critico.

"Penso alla circonvallazione, che ancora oggi è una grande rotatoria di traffico extraurbano. Va finalmente, e una volta per tutte, risolta a monte la questione del traffico e questo trasformerà la circonvallazione anche in uno spazio di collegamento tra centro e città consolidata (un tempo la prima periferia) anziché una barriera di smog e traffico. Potrebbero essere piantati molti più alberi adulti lungo tutti i viali di circonvallazione con effetti benefici per l’assorbimento di co2 e qualità dello spazio urbano. Alberi ovunque – e dirò una banalità – ovvero l’idea delle interconnessioni verdi per ribaltare la percezione della qualità dello spazio".

Una delle sfide del domani è proprio legata al cambiamento climatico.

Credo andrebbe redatto un vero piano di adeguamento al cambiamento climatico, che non sia solo un modo per assolvere a un’esigenza tecnica/politica, ma un vero progetto con una grande visione d’insieme. Sarebbe importante che i temi di adattamento ai cambiamenti climatici della Dichiarazione di San Marino fossero sperimentati in una scuola internazionale di eccellenza da realizzare a Reggio con Iren, Unimore e altri soggetti istituzionali locali e internazionali e anche aziende e privati".

Crede molto nel ruolo dei privati?

"Sì. Le sorti di una città in così forte evoluzione sono legate anche al ruolo dei grandi industriali che hanno capacità di visione e decidono di restare anziché decentrare. Penso anche a interventi come quel che ha fatto la Seragnoli a Bologna, il Mast è un riferimento internazionale ormai".

Reggio è una città universitaria senza averne però mentalità e servizi. Che cosa manca per fare lo scatto di qualità?

"La creazione di studentati innovativi tipo il modello student-hotel, in grado di rispondere all’esigenza abitativa temporanea degli studenti ma contemporaneamente dei turisti (penso anche ai grandi flussi da gestire della Rcf Arena). Modello che stanno realizzando a Modena, già realizzato a Bologna e che funziona come attrattore di molte altre iniziative. Questo si dovrebbe fare ad esempio negli ex poliambulatori dietro i chiostri di San Pietro o in altri grandi contenitori dismessi in centro".