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13 mag 2022

"Le mie colleghe a tempo pieno saltano i riposi mensili"

Natascia Cersosimo, infermiera, racconta le dure condizioni lavorative del personale: "Non stacchiamo mai, compromettendo la sicurezza"

Natascia Cersosimo, infermiera part time che lavora in terapia intensiva nel reparto Aic di Montecchio
Natascia Cersosimo, infermiera part time che lavora in terapia intensiva nel reparto Aic di Montecchio
Natascia Cersosimo, infermiera part time che lavora in terapia intensiva nel reparto Aic di Montecchio

Gli eroi della pandemia sono già stati dimenticati. Ritornati nell’oblio delle loro fatiche e dei loro turni interminabili. "Noi ogni giorno ci aspettiamo la chiamata per coprire i turni. Siamo sempre gli stessi e giriamo in tutti i reparti – spiega Natascia Cersosimo, infermiera part-time che lavora in terapia intensiva nel reparto Aic di Montecchio – Un giorno sei in chirurgia, l’altro in radiologia e l’altro ancora a fare i tamponi, non stacchi mai".

Dottoressa, nemmeno la pandemia è riuscita a far capire che servono dei cambiamenti?

"Purtroppo no, ha solo aumentato il nostro carico di lavoro. Le colleghe che fanno il tempo pieno molto spesso saltano i due riposi che hanno in un mese, soprattutto se questo coincide con il ‘dovuto’. Abbiamo otto ‘dovuti’ l’anno per completare il monteore e se nello stesso mese la reperibilità e i dovuti coincidono allora saltano i riposi".

È possibile che alcuni allora preferiscano lavorare per i privati?

"Non credo proprio. La sanità pubblica ha tanti difetti, ma ci sono sempre i sindacati a cui fare riferimento. Quindi non diciamo che non c’è il personale perché scappa dai privati".

E allora qual’è il problema?

"In primis le assunzioni. Il rapporto tra il numero di pazienti e il numero di personale a disposizione non è esattamente da manuale. Così aumentano i rischi e le disattenzioni di circa il 35%, quando in gioco c’è la vita delle persone".

Questa è solo la punta dell’iceberg?

"Esattamente. Poi in lista abbiamo il rinnovo del contratto. Per non parlare delle indennità che ci hanno tolto e dello stipendio, che non è proporzionato al lavoro che facciamo: non rispetta gli standard europei e si differenzia di solo 100 euro rispetto a quello di un Oss, nulla togliendo alla loro categoria, ma noi facciamo anche il loro lavoro oltre che il nostro, noi facciamo tutto".

Quindi non ci sono differenze?

"No, oltre al piccolo scarto retributivo e a parte il fatto che il nostro lavoro, a differenza del loro, non è riconosciuto usurante. Io lavoro dove ci sono molte persone in sovrappeso e spostarle non è un compito semplice".

Invece del dm 71 del 2022 cosa ne pensa?

"È sicuramente il futuro, bisogna potenziare anche il lavoro d’assistenza domiciliare. Ma finché ci saranno i tamponi e le Usca a cui pensare, la categoria sarà sempre impiegata altrove, almeno finché ci sarà il Covid".

Rosaria Napodano

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