FRANCESCA CHILLONI
Cronaca

L’ex missino in piazza il 7 Luglio: "Lo Stato non deve mai uccidere"

Gianfranco Riccò, da sempre uomo di destra, condanna la decisione che fu presa quel giorno ma poi descrive un clima politico diverso: "Non erano difensori della libertà, il governo era legittimo".

L’ex missino in piazza il 7 Luglio: "Lo Stato non deve mai uccidere"

L’ex missino in piazza il 7 Luglio: "Lo Stato non deve mai uccidere"

"Io, da sempre uomo di destra, condanno uno Stato che spara ed uccide i suoi cittadini inermi, che desiderano solo manifestare le loro idee. Ma non ci sto a descrivere i Caduti del 7 luglio 1960 come i difensori della libertà e della democrazia. Perché protestavano contro un Governo legittimo, la democrazia non era in pericolo". Una dichiarazione molto dura, quella di Gianfranco Riccò, 83 anni una vita a militare apertamente nella destra e che appena maggiorenne era davanti alla Chiesa di San Francesco quando la polizia iniziò a caricare i giovani. "Lo ricordo bene, me ne andai solo quando cominciarono a lanciare i lacrimogeni e l’aria divenne irrespirabile", racconta.

Riccò, viene da una famiglia fascista?

"No, mio padre durante la guerra era tra i tanti neutri che cercavano di trovare da mangiare per la famiglia.."

Lei era fascista?

"No, ma di destra sì e lo sono ancora. Cresciuto, a guardarmi intorno: frequentai i liberali, i monarchici, poi alla fine mi tesserai al Fronte della Gioventù. Ero uno dei 15 animatori dell’allora circolo Msi di via Roma 28. È stata dura in quegli anni a Reggio. Tutti ci evitavano; colleghi non mi volevano e fui costretto a cambiare lavoro varie volte; quando le ragazze venivano a sapere del mio orientamento, mi sganciavano. Ho pensato anche di cambiare città. Tutte le volte che facevamo comizi venivamo scortati. Ma non sono mai stato rigido, ero curioso: andavo ad ascoltare gli altri leader politici; un giorno feci la spola tra una piazza dove c’era Almirante, ed una vicina dove c’era Nenni".

Era contento della nascita del governo Tambroni?

"Certo, dopo due mesi che non si riusciva a formare un esecutivo perché tutti i partiti minori… volevano poltrone. L’ala destra della Dc riuscì a formare un monocolore con l’appoggio esterno del Msi in parlamento. Per noi fu importante, anche se sapevamo che come tutti i governi sarebbe durato 1-2 anni. Ma quando il partito decise di fare il suo congresso a Genova, ci fu l’insurrezione dei portuali, dei sindacati, del Pci… Visti gli incidenti del 4 luglio 1960, il Msi decise di interrompere il congresso per calmare le acque. La sinistra ebbe il suo risultato politico".

A Reggio come era il clima?

"Era pesante, di tensione in tutt’Italia. Si voleva fare cadere il Governo. Qui venne presa d’assalto la nostra sede, ci furono incidenti tra noi che la difendevamo e giovani comunisti. La polizia presidiava la porta per evitare il peggio. Poi il sindacato proclamò lo sciopero generale; a Reggio venne proibito di manifestare, e aggirare il divieto la Cgil programmò il comizio in Sala Verdi per le 16. Verso l’una andai prima in federazione poi in piazza della Vittoria, dove c’erano capannelli di ragazzi, non facevano nulla di male. Le camionette giravano invitandoli a disperdersi ma non si mossero. Poi… hanno lanciato i lacrimogeni, sono scoppiati i primi tafferugli tra manifestanti e polizia, 350 agenti di un reparto mobile di Padova. Erano stanchi, le avevano già prese a Genova. Un amico m’ha riferito (non ci rivela la fonte, ndr) che arrivò al capo di quegli agenti una telefonata: si mise sull’attenti, descrisse una situazione "fluida" e poi ricevette carta bianca. Dopo mezz’ora iniziarono a sparare ad altezza uomo. Allora la Cgil iniziò a girare per la città con auto e megafoni a dire di tornare a casa..."

Secondo lei quell’ufficiale ricevette l’ordine di sparare?

"No, di gestire la situazione. Il più grosso errore che si poteva fare, sparare a cittadini italiani inermi, l’hanno fatto. Il risultato fu che il Governo cadde. Dai morti di Reggio ha tratto beneficio l’ala più moderata della Dc, i socialisti che poi per la prima volta entrarono al governo, e tutti i partiti che poi ricominciarono a spartirsi le poltrone… e la sinistra. La Cgil ottenne ciò che voleva. E l’alleato americano dovette accettare. Penso che quei poveri ragazzi siano morti per una strategia politica, che purtroppo siano stati usati. Non vorrei che oggi, con la Meloni, i vari Landini facciano lo stesso gioco quando parlano di fascismo".