YLENIA ROCCO
Cronaca

Madre e figlio invalidi: "Da cinque anni speriamo in un alloggio Acer"

Il dramma di una 60enne costretta a stare nel mini appartamento con l’ex compagno. "Chiedo aiuto, vorrei vivere con dignità"

Madre e figlio invalidi: "Da cinque anni speriamo in un alloggio Acer"

Madre e figlio invalidi: "Da cinque anni speriamo in un alloggio Acer"

di Ylenia Rocco

Una casa piccola, una cinquantina di metri quadri, da condividere (spese incluse) con un ex compagno con cui i rapporti nel tempo si sono deteriorati. La volontà di andare via, ma l’impossibilità di farlo perché " tra la reversibilità di mio marito e la mia rendita Inail, le entrate non superano i 600 euro al mese".

E’ la storia di una donna 60enne di Villalunga che da un anno a questa parte non può più lavorare a causa di una malattia cronica, la fibromialgia, che la rende invalida al 46 percento. A condividere con lei la stanza, all’interno del piccolo appartamento, c’è il figlio 39enne, che soffre di crisi epilettiche e anch’egli con un’invalidità riconosciuta al 46.

Da cinque anni, chiedono un alloggio Acer, dove poter stare da soli: "Mi piacerebbe vivere con dignità - spiega rammaricata la donna - perchè a fine mese le spese sono troppe e non riesco neppure ad acquistare la biancheria. In più, subisco la costante pressione del mio ex compagno che inevitabilmente non mi lascia vivere serena".

La donna qualche anno fa è stata vittima di un incidente sul lavoro, dal quale oggi riceve una rendita di 150 euro; mentre l’anno scorso le è stata diagnosticata la fibromialgia che l’ha costretta ad allontanarsi dalla scuola in cui lavorava. Non si è data per vinta, così un mese fa ha presentato la domanda per il collocamento mirato ma "ci vogliono 90 giorni prima di ricevere una risposta dall’Inps", aggiunge. Il figlio invece lavora saltuariamente e a chiamata.

"Riesce a portare a casa poco più di 450 euro al mese - riferisce la sessantenne - una parte dei quali vanno per le spese del figlio, mio nipote".

A fine mese, racconta la donna, le uscite sono troppe: "Tra l’affitto, il condominio e le utenze, io e mio figlio spendiamo più di 450 euro; il poco che resta ci serve per mangiare. Fino ad aprile – aggiunge – ricevevo, almeno, i buoni spesa da 100 euro, poi dopo una discussione mi sono stati revocati". Una situazione economica complicata, che non le dà la possibilità di allontanarsi da un uomo con cui la convivenza sembrerebbe essere diventata pesante.

"In questa casa siamo ospiti ed è per questo che sono anni che presentiamo la domanda per ricevere un alloggio popolare ma non siamo mai saliti in graduatoria, ora però ho bisogno di essere aiutata. Non ci credo che non ci sia nulla per due persone".

Da quanto racconta la donna, qualche anno fa, gli assistenti sociali le avrebbero proposto una sistemazione in una Casa Famiglia o, in alternativa, in alloggio provvisorio che avrebbe dovuto liberare dopo un anno. "Queste sono solo soluzioni provvisorie – commenta la sessantenne – alla mia età invece dovrei stare tranquilla. Vorrei morire a casa mia, non a casa di altri". La signora ha provato anche a sollecitare più volte l’aiuto del primo cittadino: "Il Comune ci aveva promesso che ,se avessimo trovato una casa, avrebbe provveduto alle spese ma i privati purtroppo non vogliono affittare al Comune, e altre alternative non le abbiamo più ricevute. Ed io mi sento sempre più sola in questa disperata richiesta di aiuto".