Un agente della squadra Mobile
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È iniziato al tribunale dell’Aquila il processo a carico di diciassette nigeriani finiti al centro dell’inchiesta ‘Hello bros’, contro la mafia nigeriana. Gli imputati, per i quali è stato disposto il giudizio immediato, hanno chiesto il rito abbreviato. Sette di loro risultano domiciliati a Reggio e provincia:...

È iniziato al tribunale dell’Aquila il processo a carico di diciassette nigeriani finiti al centro dell’inchiesta ‘Hello bros’, contro la mafia nigeriana. Gli imputati, per i quali è stato disposto il giudizio immediato, hanno chiesto il rito abbreviato. Sette di loro risultano domiciliati a Reggio e provincia: si tratta di Martins Igiehon, 40 anni; Andrew Isikuemhen, 34 anni; Osayawe Imarhiage, 33 anni; Marc Bright Oziegbe, 36 anni; Nosa Best, 33 anni; Nelson Ehimhuan, 37 anni; Emmanuel Peco James, 36 anni (domiciliato a Correggio). In aprile l’operazione, allestita dalla polizia dell’Aquila, era culminata in trenta misure cautelari in carcere nei confronti di altrettanti nigeriani: ben nove di loro dimoravano nel nostro territorio. L’operazione ha squarciato il velo su un’organizzazione mafiosa nigeriana denominata ‘Black Axe’, finalizzata al traffico di stupefacenti, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, truffa e riciclaggio. Solomon Obaseki, 36enne, di Reggio, poi trasferito all’Aquila, è accusato di essere il capo nazionale. Pur non disdegnando spaccio e prostituzione, ‘Titus’, com’era nominato, preferiva il basso profilo imposto al cult, che operava infatti soprattutto in truffe: i guadagni andavano tutti in Nigeria, ma venivano anche fatte collette per sostenere le famiglie degli affiliati arrestati. L’organizzazione era connotata da riti di affiliazione, codici segreti di comunicazione, rigide regole interne e aveva una rigida gerarchia di comando: diversi nigeriani di Reggio rivestivano ruoli di vertice. Alessandra Codeluppi