Reggio Emilia, 13 dicembre 2017 - La strada davanti a casa trasformata in un fiume vorticoso. Cortili che diventano laghi, l’acqua che colma ogni anfratto, il paese che si trasforma in una laguna. E loro chiusi in casa a guardare dalla finestra, spaventati e impotenti, la furia dell’Enza (FOTO), e costretti a restarci, senza energia elettrica e riscaldamento, almeno fino a sera. Mara Cavatorta, 61 anni, e il marito Mauro Meli, pensionati, abitano nel centro della frazione di Brescello in strada Imperiale, «a cinquanta metri da dove si è rotto l’argine».

La coppia si sveglia alle 7.30: «Il paese era già tutto inondato. Un quarto d’ora dopo è saltata l’energia elettrica. Per fortuna noi abitiamo al piano rialzato, ma l’acqua è arrivata fino al secondo gradino delle scale. Credo che il garage sia stato allagato, ma ancora non sono riuscita a verificare - racconta la donna -. E comunque mi ritengo fortunata, perché chi abita al piano terra avrà avuto danni grossi».

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Ma anche loro, come tutti, ne hanno avuti: «Le nostre due auto, parcheggiate in strada, sono state portate via dall’acqua, una allontanata e l’altra finita contro un muretto». Per la coppia, così come per gli altri abitanti di Lentigione, comincia una lunga attesa in cui alla sorpresa e alla paura subentrano i dubbi e la rabbia. «Nessuno ci ha avvisati del possibile rischio di un’esondazione - dice Cavatorta -. Eppure il ponte di Sorbolo era stato chiuso il giorno prima e il sindaco dal paese parmense aveva allertato i cittadini. Noi, invece, non sapevamo nulla».

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Costretti a stare in casa, «perché l’acqua è troppo alta per poter uscire», i due residenti si affidano ai cellulari per poter seguire l’evolversi della situazione: ma i telefonini devono usarli con parsimonia, perché la corrente manca e quel mezzo è l’unico utile a tenersi in contatto con i parenti e a rimanere aggiornati. «Alle 11 abbiamo visto volare gli elicotteri. A mezzogiorno abbiamo visto alcuni vigili del fuoco girare di casa in casa. Hanno detto che stavano arrivando i soccorsi per malati e disabili. Noi siamo rimasti qui perché non avevamo particolari criticità». I due rimangono isolati, abbandonati a loro stessi: «Non ci ha contattati nessuno. Per capire cosa stesse succedendo, abbiamo consultato la pagina Facebook ‘Lentigione’, dove vedevamo foto e leggevamo i commenti». Il profilo gestito dal giovane lentigionese Federico Fantuzzi, ventincique anni, ha fornito ai cittadini numerosi aggiornamenti e qualcuno lo ha anche elogiato come unico punto di riferimento in tempo reale nelle ore di emergenza.

Alle 16 la coppia è ancora chiusa in casa: «La situazione - raccontava la donna - è ancora abbastanza difficile. Il livello dell’acqua è calato, ma resta ancora alto. Non riusciamo a uscire. Due anziani che abitano davanti a casa nostra sono stati portati via, mentre un’altra famiglia vicina a noi, al piano rialzato, non si muove».

Mentre le lancette scorrono, e la temperatura in casa scende, sale la rabbia: «Possibile che non sia stata diffusa una minima preallerta tra i cittadini? Se avessimo saputo qualcosa, avremmo potuto cercare un’altra sistemazione, evitare pericoli e anche di rimanere bloccati in casa». Una sbirciata dalla finestra: «L’acqua sembra ancora alta, almeno trenta centimetri. Non riusciamo a uscire». E per la notte? Qualcuno andrà a prenderli? Forse è meglio stare in casa a difenderla da chi può usare l’onda dell’alluvione per rubare? «Forse ci faranno evacuare, ma non sappiamo ancora nulla».

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