Marco Eletti parla al telefono dopo la tragedia (foto Artioli)
Marco Eletti parla al telefono dopo la tragedia (foto Artioli)

Reggio Emilia, 27 aprile 2021 - Nel cestino del garage di San Martino – nella casa della morte – c’erano dei resti bruciacchiati. Lacci e guanti in lattice, capaci di sprigionare un fumo nero e denso, di richiamare l’attenzione dei soccorritori, di incastrare – secondo l’accusa – Marco Eletti, 33 anni. Il giovane – un autore di cataloghi aziendali e manuali tecnici con grandi ambizioni da scrittore di thriller e romanzi di fantascienza – dall’alba di domenica è in stato di fermo. Il pubblico ministero Piera Giannusa lo accusa di aver impugnato, sabato, una mazzetta da muratore e di aver ucciso con cinque colpi alla testa il padre Paolo, 58 anni, operaio in pensione, e di aver cercato di eliminare la madre Sabrina Guidetti, 54 anni, recidendole le vene dei polsi.

Aggiornamento Attesa la decisione sulla convalida del fermo

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La scena del delitto e Marco Eletti in tv all'Eredità

Marco Eletti respinge le accuse

L’accusato è in carcere. Nega. Ma, nel momento in cui gli è stata contestata la responsabilità dell’orrore, non ha gridato, non ha protestato la sua innocenza. Non ha perso il suo aplomb. Un atteggiamento che non è sfuggito al maggiore dei carabinieri Luigi Scalingi.

Il delitto perfetto

Nelle prossime ore il giudice valuterà se tramutare il fermo in arresto. Secondo i carabinieri, Marco aveva studiato il delitto perfetto, una messinscena ben studiata che si direbbe il frutto dell’accesa fantasia di un giallista: la simulazione di una lite domestica tra genitori degenerata in tragedia, la mamma che – dopo aver assalito il marito – si pente davanti al corpo agonizzante e cerca di togliersi la vita.

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Mamma Sabrina grave all'ospedale


Ma Marco avrebbe sbagliato i tempi. Le sue urla di sorpresa e di allarme, a metà pomeriggio, si sarebbero levate troppo presto. Non c’è stato il tempo di eliminare del tutto guanti e lacci, prima dell’arrivo dei soccorritori. Soprattutto, c’è stato – fortunatamente – il tempo di portare via ancora in vita mamma Sabrina. La donna, ex parrucchiera, ancora non può parlare. È molto grave all’ospedale Santa Maria. Non solo per l’emorragia causata dalle ferite alle braccia, che presentavano anche dei lividi. È grave per l’intossicazione da benzodiazepine, come hanno svelato le prima analisi. Solo l’autopsia potrà dire se anche il marito Paolo aveva ingerito ansiolitici in grande quantità, prima di cadere sotto i colpi del martello. Oggi dovrebbe essere conferito l’incarico per eseguire l’esame medico legale.

Le tessere del puzzle

Ma i guanti, i lacci e i tranquillanti sono tessere di un puzzle che è fosco come quel fumo. E vede aggravarsi la situazione di Marco. In più, il giovane scrittore era stato visto dai vicini mentre faceva visita ai genitori qualche ora prima dell’allarme lanciato sabato pomeriggio. Dunque avrebbe raggiunto la casa di San Martino all’ora di pranzo, avrebbe stordito la coppia con un farmaco, indossato i guanti, forse legato la mamma (che aveva lividi alla braccia) per poi infierire sui corpi, allontanarsi, ritornare e lanciare l’allarme.

Il messaggio su WhatsApp all'ora dell'omicidio

Alle 16,30 Marco ha risposto a un messaggio WhatsApp di un conoscente che gli chiedeva una cortesia: "Sono fuori, appena rincaso me ne occupo".

L'eredità

Perché tanto odio? "Questioni patrimoniali", dicevano gli inquirenti. Il problema era legato alla casa della nonna, deceduta da pochi mesi. I genitori del ragazzo, che vivono nell’appartamento attiguo a quella della scomparsa, avrebbero voluto che Marco e la compagna Giulia (che è stata ascoltata dagli inquirenti) lasciassero l’abitazione di Gavasseto, una frazione nella prima campagna cittadina, per trasferirsi lì da loro. Marco invece aveva un altro progetto. Voleva che i genitori vendessero entrambi gli appartamenti, si trasferissero in un’abitazione più piccola. E gli liquidassero almeno in parte l’eredità. Questioni patrimoniali.