Reggio Emilia, 14 febbraio 2016 - Una fitta al cuore di chi ama questa città. A me continuano a procurarla le foto del desolante sfascio nei capannoni delle Officine Reggiane, un pezzo della nostra storia. E la tristezza aumenta se al degrado di via Agosti assommiamo l’inaccessibilità da ormai troppo tempo del Mauriziano, la casa di Ludovico Ariosto. Che poi segue le difficoltà a tenere aperto il castello di Canossa, un luogo che conoscono e ci invidiano in tutto il mondo per essere stato crocevia di un fatto storico di primaria evidenza.

A Canossa nelle scorse settimane abbiamo dedicato pagine sul Carlino. Ieri abbiamo voluto lanciare nuovamente il sasso nello stagno per quanto riguarda Reggiane e Mauriziano. Vogliamo tenere alta l’attenzione perché riteniamo che una comunità che lascia andare a ramengo la storia delle sue eccellenze abbia ben poco futuro davanti a sè.

Ci vuole uno sforzo collettivo. Non bastano convegni e parole. Leggevo giorni fa, a proposito della sorte del castello di Canossa, l’ennesima proposta di attivare un vero circuito dei castelli matildici. Bene, ne ho sentito parlare la prima volta trent’anni fa quando ho cominciato a collaborare con questo giornale. E’ detto tutto.