Il papà del bimbo con la moglie
Il papà del bimbo con la moglie

Reggio Emilia, 26 marzo 2019 - La Procura di Reggio Emilia ha disposto l’autopsia sul corpo del bambino di cinque mesi morto a seguito di una circoncisione clandestina. Il piccolo ghanese, residente nel Reggiano, era arrivato al Sant’Orsola di Bologna in condizioni disperate venerdì sera, dopo un’operazione effettuata in casa dal papà. Il rudimentale intervento è avvenuto al mattino, ma i medici reggiani hanno visto arrivare il piccolo solo alle 20.

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Una rianimazone disperata ha ridato vita al cuoricino del neonato, trasferito poi d’urgenza in elisoccorso. Ma nonostante cinque ore di agonia, alle 3 di notte è stato ufficializzato il decesso. Ora a parlare è proprio il responsabile (indagato per omicidio colposo insieme alla moglie) della disgraziata operazione, intercettato ieri in paese: il papà di 40 anni.

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Le accuse a suo carico sono pesantissime: è stato lei?

«Sì, così come ho fatto con gli altri due figli più grandi. Una delle due circoncisioni l’avevo praticata in Ghana, l’altra in casa a Scandiano, proprio come in questo ultimo caso».

Qui però è accaduta una tragedia.

«Se mio figlio è morto, è perché Dio l’ha chiamato. La colpa non è mia: ho semplicemente fatto quello che lui, attraverso la Bibbia, mi chiede per essere un buon cristiano».

Cioè?

«Nel secondo libro della Bibbia, l’Esodo, il quarto capitolo, versetto 26, parla chiaro: bisogna circoncidere i figli. La cultura ebraica ce lo impone. Dio stesso ce lo impone. Questo è un passaggio necessario per aspirare all’aldilà».

Quindi la colpa è da attribuire a una divinità superiore?

«Non mi permetterei mai di sostenere che sia così».

Allora le attenzioni si spostano verso di lei.

«Come può un genitore uccidere il proprio figlio? Se qualcuno crede che io l’abbia ammazzato si sbaglia. La domanda in questo caso è da porre a Dio: l’ho visto in sogno. Mi ha chiesto di farlo (la circoncisione). Ho pregato, proprio come avevo fatto nelle due precedenti operazioni. Ma non ho capito cosa ci sia stato di sbagliato questa volta».

Perché non ha portato subito suo figlio in ospedale?
«Stava bene. Dopo l’operazione era lucido, presente. A pranzo ha mangiato grazie all’allattamento della mamma, e tutto sembrava normale. Poi nel pomeriggio le cose sono iniziate a peggiorare; avevamo due bimbi piccoli in casa, e non volevamo lasciarli da soli. Ma alla fine siamo dovuti andare in ospedale perché stava male, e non volevamo morisse per nessun motivo».

Esistono centri qualificati in grado di effettuare circoncisioni in totale sicurezza. Lo sa?

«Quando mio figlio è nato sono andato subito al Santa Maria Nuova (l’ospedale di Reggio Emilia, ndr) a chiedere ai medici di occuparsi della cosa. Ma la loro risposta è stata negativa. ‘Non possiamo farlo per motivi religiosi’. Ecco cosa mi è stato detto».

Quindi l’aspetto economico è da escludere?
«Assolutamente sì. Avrei chiesto dei soldi in prestito, se fosse stato quello il problema. Davanti al loro rifiuto, ho dovuto operare in prima persona».

Uccidendo suo figlio.

«Solo Dio può dirlo».

È preoccupato ora per le conseguenze penali del gesto compiuto?

«Ma perché qualcuno dovrebbe intervenire? Questo dolore appartiene alla mia famiglia, non ad altri. Voglio continuare a vedere i due maschietti, devono vivere con me. Parliamo di una cosa privata, e così deve rimanere».