Giorgia Dall'Aglio
Giorgia Dall'Aglio

Reggio Emilia, 17 dicembre 2016 - E' una storia che parla di dignità e pudore, quella di Giorgia Dall’Aglio, disabile di 22 anni di Codemondo, multata sul bus per non aver obliterato il biglietto, come invece fa ogni giorno. «Peccato che sullo stesso mezzo ci fosse uno straniero, completamente senza ticket – racconta la ragazza –. E lui è stato graziato; gli hanno lasciato persino proseguire la corsa. È questo che mi fa più rabbia. Ho sbagliato senz’altro, ma almeno che la legge sia uguale per tutti».

Perché Giorgia, sui mezzi pubblici, ci sale quotidianamente. Per andare al lavoro e partecipare al progetto di inserimento sociale di cui fa parte. E, ogni volta, lei che è affetta da una disabilità cognitiva certificata del 75%, timbra. «Li ho tutti conservati a casa i biglietti, ve li posso mostrare», racconta sua madre, Monica Bernini. Il 5 dicembre, però, Giorgia si attarda un po’ troppo ad estrarlo dalla borsetta.

«Sono salita sulla linea 1 per andare a trovare un’amica a Cavriago – racconta la giovane –. E ho iniziato a cercare nella borsa il multicorse per vidimarlo, come faccio sempre. Ma subito non l’ho trovato. In quel momento sono saliti i controllori e io mi sono agitata ancora di più». Era come paralizzata, dice la madre. In ansia. «Lei è rimasta sconvolta. Si è impaurita, irrigidita, non ha avuto la forza di reagire». Fa così di fronte alle difficoltà.

«Poi, però, l’ho recuperato e mi sono avvicinata alle obliteratrici, ma erano già state spente», dice lei.

Nel frattempo gli operatori si avvicinano e, non vedendo il biglietto in regola, iniziano a verbalizzare.

«Ho provato a spiegare che cosa era accaduto, ma non mi hanno ascoltata. Mi ha fatto rabbia perché oltretutto il controllore, che era una donna, mi conosce e spesso mi ha vista sul bus: sa che sono sempre a posto. Ma stavolta non ha voluto sentire ragioni: ‘Se fai storie chiamiamo i carabinieri... Altrimenti firma». Lei «è andata nel panico e ha firmato», sostiene la madre.

Una multa di 66,50 euro, stilata alle 18,22 del 5 dicembre «nella zona tariffaria di Montecchio (località Cavriago)» – si legge nel verbale – perché «presentava il titolo di viaggio 6 corse urbano di importo pari a euro 0». Bus «numero 1649 della linea urbana 1 (3001)».

Dopo «hanno controllato le altre persone sul bus – prosegue Giorgia –. E c’era un uomo apparentemente magrebino di circa quarant’anni completamente senza biglietto. E i controllori gli hanno detto per oggi chiudiamo un occhio. Allora io mi sono avvicinata e ho detto ‘scusate ma perché a lui che non ha biglietto nulla e a me che lo avevo e lo stavo per timbrare sì?’ Mi hanno risposto: ‘Lei firmi...’ »

Sbotta la madre della ragazza. E le sue sono considerazioni piene di sconcerto. «Io vorrei capire perché. O tutti o nessuno. Il mio è uno sfogo: è assurdo, non si fa così – scuote la testa –. È giusto che mia figlia impari la lezione, è molto lenta nei movimenti anche a causa della sua disabilità e forse questo episodio potrà servirle. Perché questa è la realtà. Non potrò sempre esserci io a proteggerla. Ma non capisco perché si usino due pesi e due misure. Non mi vergogno a dirlo: sono una donna che vive sola con due figlie. E una multa così, per noi, è una cifra importante. Io lavoro part-time in un mangimificio e non mi era ancora arrivato lo stipendio: non ho potuto pagare entro i cinque giorni canonici».

Così la sanzione è lievitata fino a 88,50 euro. «E io non l’ho ancora saldata. Faccio fatica ad arrivare alla fine del mese, devo controllare le minime spese e tirare la cinghia. Ma non è questo il punto: lei ha sbagliato e pagheremo, anche se credo che l’errore sia stato dovuto anche alle sue difficoltà. Per questo suo problema è molto lenta nei movimenti e ci mette molto a far tutto. E quando ha trovato il biglietto era troppo tardi. Ma la cosa che più l’ha sconvolta, è che si è sentita ulteriormente discriminata. Non è tanto per la multa, ma per la rabbia e la presa in giro».

Una volta sceso dal bus, infatti, «il magrebino ‘graziato’ si è voltato verso di me è mi ha fatto un saluto militare rivolgendomi anche un sorrisino, come di scherno».

Monica conclude: «Mia figlia di certo deve imparare, il mondo è così. Dovrà essere più veloce, perché nella realtà le difficoltà non vengono considerate. Magari non ha nemmeno una disabilità apparente così forte. Ma quello dopo non ha il biglietto e non la paga? Addirittura non l’hanno fatto neppure scendere? È questo di cui non mi capacito. Non è educativo. Vuole sapere l’ultima? La settimana scorsa sono andata negli uffici dietro piazzale Europa e ho chiesto di parlare con un responsabile. Mi hanno dato un modulo da compilare e mi hanno detto che mi avrebbero contattata». Da allora, silenzio.