Indagine sulla 'drangheta
Indagine sulla 'drangheta

Reggio Emilia, 15 gennaio 2022 - "Chi vuole fare affari con l’Ndrangheta, sa che non ci guadagnerà. Perché, o prima, o dopo, quei soldi glieli andremo a prendere". La longa manus di ’Perseverance’, operazione di ’ndrangheta portata avanti dalla Dda di Bologna (con il pm Beatrice Ronchi in prima fila), supportata dalle squadre mobili della polizia di varie province emiliane, tra cui spicca anche quella di Reggio, diretta dal dottor Guglielmo Battisti, continua a dispiegare i suoi effetti a distanza di mesi.

Infatti, dopo due anni e mezzo di indagini meticolose, gli investigatori reggiani sono riusciti a definire in modo nitido il quadro accusatorio che configura il reato di autoriciclaggio, frutto di una costante erosione di denaro dai conti correnti di una facoltosa famiglia modenese, da parte di due coniugi (di cui uno, la moglie, direttrice di banca dove era aperto il conto oggetto dell’attività criminosa), anch’essi residenti nel Modenese, e già colpiti dal provvedimento di custodia cautelare in carcere dal marzo scorso, per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

I due si erano rivolti a Salvatore Muto e Domenico Cordua (entrambi arrestati in ’Perseverance’ e tuttora in carcere) per ’togliere di mezzo’ la badante dei facoltosi anziani perché aveva semplicemente avanzato eventuali pareri su come investire il loro enorme patrimonio. Quello è stato il punto di partenza dell’indagine che ha visto giovedì, gli agenti della Mobile, procedere a sequestri preventivi di beni per un valore equivalente a oltre 700 mila euro, a seguito di un’ordinanza firmata dal Gip presso il Tribunale di Reggio Emilia, Luca Ramponi, su richiesta del sostituto procuratore Giacomo Forte che ha coordinato questo filone di indagine.

Prelievi per oltre un milione. L’erosione del patrimonio è avvenuto inizialmente con un prelievo di 50 mila euro, spesi, dai coniugi in un resort nel Cilento e in un albergo di Forte dei Marmi. Il restante milione di euro, invece, era stato depositato presso 4 conti correnti, 3 intestati - a loro insaputa - a ciascuno dei fratelli ’curati’ dalla badante e ad un altro cointestato a tutti e tre. Da quei conti venivano fatti partire dei bonifici a favore di conti correnti di società “cartiere“, fintamente operanti nell’ambito di attività edilizie, con la causale ’ ristrutturazioni ’ e da lì monetizzati dai due attraverso costanti prelievi al bancomat. L’aspetto che emerge dall’indagine è il forte rapporto fiduciario esistente tra i tre fratelli e la direttrice della filiale (situata in provincia di Reggio), che affidavano a lei la gestione dell’ingentissimo patrimonio accumulato negli anni senza controllare che tipo di operazioni avvenivano sui loro conti correnti.

Ville e altri beni. Essendo la somma ’liquida’ non più nella disponibilità dei coniugi accusati di autoriciclaggio, i poliziotti hanno proceduto, quindi, al sequestro di beni di valore equivalente, tra cui una villa nel Modenese, oltre che terreni e conti correnti di loro proprietà.