GIULIA BENEVENTI
Cronaca

Sospeso Cafè a Reggio Emilia, niente distesa e chiusura alle 22: "Basta, me ne vado dal centro"

In piazza Prampolini dopo il contenzioso con l’hotel Posta: "Così non si può lavorare"

Niente distesa e chiusura alle 22. "Basta, me ne vado dal centro"

Niente distesa e chiusura alle 22. "Basta, me ne vado dal centro"

Reggio Emilia, 1 luglio 2023 – Un’altra attività, l’ennesima a dirla tutta, è determinata a spostarsi fuori dall’esagono del centro storico.

Il Sospeso Cafè di piazza Prampolini deve far fronte all’esito del contenzioso legale con l’Hotel Posta: oggetto del dissentire è il rumore causato dalla clientela del locale, che ha le finestre di alcune camere dell’hotel proprio sopra l’ingresso, sotto il portico.

"Secondo l’ordinanza del Tribunale, ogni sera in cui chiudiamo dopo le 22 dobbiamo risarcire l’Hotel Posta di 200 euro – spiega il titolare del Sospeso Café, Mattia Galvano, 33 anni –. Così però diventa impossibile lavorare, anzi, a conti fatti tanto vale non aprire neanche. Tanto più quando, sempre per le stesse ragioni, non ci è stata concessa la distesa in piazza".

Qual è di preciso la ragione per cui non risultate a norma?

"L’Arpae ha fatto i rilievi fonometrici dalle camere dell’hotel, tra l’altro in un giorno infrasettimanale quando dentro il nostro locale ci saranno state sei persone, dipendenti compresi. Abbiamo sforato il differenziale massimo di 3 decibel: mi viene da chiedere, però, cosa succederebbe se facessero gli stessi rilievi in altri posti in centro storico, non so, un sabato sera. Sforeremmo tutti, perché quel limite è effettivamente troppo basso. E i tavoli che stanno proprio davanti al portico, specifico, non sono neanche i miei".

Lei che idea si è fatto?

"Dal nostro punto di vista è un accanimento imbarazzante. Quello che ci dà fastidio, alla fine, è che il Sospeso sia ritenuto unico responsabile, oltre al fatto che ci sentiamo sempre più a disagio con i clienti. Non a caso in questo periodo ci stiamo dedicando alle collaborazioni con eventi, per esempio a Villa Levi o alle ex Reggiane, così da poter lavorare in serenità".

Quali altre soluzioni state valutando?

"Da tempo cerchiamo un posto dove spostarci, ma non è semplice e ci vuole tempo. Lo avevamo già fatto presente all’hotel. Ci tengo a dire anche che abbiamo installato apposta i pannelli fonoassorbenti sul soffitto, mentre l’hotel non è nemmeno insonorizzato".

Rimarrete in centro?

"No, fuori. Da gennaio siamo senza distesa, il che significa fatturare un 70% in meno, ho davanti al mio locale i tavoli di un concorrente, e ora devo chiudere tutte le sere alle 22: questa è la nostra situazione. Avevamo già proposto noi all’hotel di risarcirlo nelle sere in cui sapevamo che ci sarebbe stato più movimento, ma niente da fare. Abbiamo chiesto al Comune di poter mettere i nostri tavoli in piazza, vicino alla fontana e quindi anche lontano dal portico: di nuovo, niente da fare".

Spostarsi fuori dal centro però è un bel cambiamento.

"Di sicuro, ma io personalmente non vedo bel futuro per il centro storico, se si continua così".

Anche i suoi colleghi la pensano così?

"Tra gestori di locali ci confrontiamo ed è opinione comune. Noi parliamo con le persone, loro in primis dicono che vorrebbero un centro più vivo, io stesso da privato cittadino lo vorrei. Ma in generale se la flessibilità degli orari d’apertura o per mettere musica resta quella attuale, la vedo grigia".