Il corpo di Franca Ganassi sotto un lenzuolo
Il corpo di Franca Ganassi sotto un lenzuolo

Reggio Emilia, 14 maggio 2020 - "Perdonarlo è una parola grande. Ma la morte no, quella non la auguro a nessuno. Neppure a lui. Ma è giusto che paghi per ciò che ha fatto...".
Sono le parole di Ester Ganassi, 76 anni, sorella di Franca Silvana, una dei due familiari rimasti in vita assieme all’altra sorella Anna di 78 anni (che abita a Scandiano). Era ormai rassegnata. La notizia del ritrovamento dell’assassino è come una sorta di liberazione. "Ora andrò al cimitero di Rondinara, dove riposa mia sorella, per darle un po’ di sollievo...".
Ester, giustizia è fatta?
"Sì, lo possiamo dire finalmente. Quando sono venuti due giorni fa (tre, ndr ) i carabinieri davanti alla mia porta (vive a Masone, ndr ) per darmi la notizia dell’arresto, mi sono sentita sollevata. E mi sono commossa dalla contentezza. Mi è tornato in mente tutto il dolore patito in questi anni. Io quel giorno di 15 anni fa non ebbi neppure il coraggio di guardare il suo corpo di mia sorella. Mi hanno detto che fosse martoriato... Voglio ringraziare di cuore i carabinieri, sono stati gentilissimi e siamo sempre rimasti in contatto in questi anni. Non hanno mai smesso di cercare...".
Avevate perso le speranze?
"Dopo tanti anni svaniscono. Purtroppo abbiamo avuto altro a cui pensare, non siamo stati neppure a continuare la battaglia mettendo in mezzo avvocati o altro... Mio marito è morto e sono sola. L’altra mia sorella Carla è scomparsa a gennaio. Aveva dei problemi e abbiamo tribolato tanto, anche Anna non sta bene. Questa notizia è un lampo di gioia dopo un brutto periodo".
Il presunto assassino rischia la pena di morte in Marocco. Lei è d’accordo?
"Siamo sempre stati una famiglia molto credente e cattolica. Credo sia giusto che abbia la condanna che meriti, ossìa l’ergastolo. Ma ucciderlo no. Questo no, perché non riporterebbe in vita mia sorella e non si risolverebbe nulla. Ma paghi per quel che ha fatto".
Da fervente cristiana, potrebbe mai perdonarlo?
"Non so... (lungo sospiro, ndr ). Perdono è una parola molto grande. La prima cosa che ho chiesto ai carabinieri è se quest’uomo avesse famiglia. Mi spiace umanamente per i suoi figli, per sua moglie. Se fosse possibile vorrei anche guardarlo negli occhi e parlargli. Solo allora potrei decidere se perdonarlo, per capire se è pentito. Ma se è una persona che ha fatto del male non solo a mia sorella, allora è importante che venga assicurato alla giustizia".